Work Text:
Castiel
tiene lo sguardo puntato sui due Winchester che, di rimando, lo fissano
con l'incredulità dipinta sui loro volti.
E' passato un anno dall'ultima volta che hanno visto il loro amico. Un
anno dalla
caduta degli angeli dal Paradiso.
-Chi è la tua amica?- dice Sam. Il cimitero è
vuoto e freddo, l'inverno rigido l'ha ricoperto di candida neve.
Dean frena una risata piena di rabbia e risentimento. Si limita a rimanere in silenzio, ad osservare l'angelo a cui ha
rivolto tutte le sue preghiere in quell'ultimo anno.
E forse ha sbagliato, perché Castiel non fa più
parte dello staff celeste.
-Lei è Marlena.-
-E' un angelo come te?-
Una folata di vento gelida si abbatte su di loro, trascinandosi dietro
l'odore d'incenso e fiori freschi. Dean studia la ragazza
dietro l'amico: i suoi capelli sono biondi e le cadono sulle spalle in
morbide onde dorate; ha gli occhi grandi e verdi, le labbra piene e
rosse.
Trattiene un'altra risata e, invece, inspira profondamente e vede
l'ormai ex-serafino lanciargli un'occhiata piena di rimorso.
Ma è così patetico. Patetico.
-Avete trovato la pergamena, non è così?- dice
Castiel e continua
a tenere i suoi occhi grandi e blu puntati sul più vecchio
dei Winchester.
A rispondere, però, è Kevin; il giovane profeta
avanza di qualche passo e dice -Non avrai intenzione di eseguire il rituale di cui parla la profezia?-
Un'altra folata di vento, il silenzio del cimitero è
opprimente.
Dean si guarda intorno e sta pensando che forse dovrebbe ritirarsi da
questo lavoro; davvero, non lo porta mai in location più
divertenti di queste. Cimiteri, catacombe, fogne, vicoli sperduti e
case infestate.
Prima tutto questo lo divertiva: ora è stufo.
Però poi si ricorda che questo lavoro è
una maledizione che grava sulle sue spalle fin dalla notte dei tempi, e
non può proprio fare niente per sottrarsi ad esso.
-Potremmo
riaprire le porte del Paradiso, distruggere Metatron.-
Sam ride (sì, quella risata piena di rancore che a Dean non
esce) e biascica -Ma a quale costo? Cas, è pericoloso e...
aprire il Purgatorio e l'Inferno? L'intero pianeta verrebbe divorato
dal caos.-
-Gli angeli riusciranno a ristabilire l'ordine, una volta riacquistati
i loro poteri.- insiste l'altro.
Dean si accorge del senso di nausea che gli ribolle nello stomaco; da quando in qua non
riesce più a reggere la vista del suo... suo... amico? Fratello?
Era la sua famiglia.
Castiel era un membro della sua disfunzionale, rotta e scapestrata
famiglia. Ma
l'ha abbandonato.
Si rende conto di avere la lingua incollata al palato, non riesce a
parlare e, a dire il vero, non ne ha nemmeno la voglia. Un anno prima,
forse, avrebbe fatto una battuta e cercato di convincere Cas
dell'idiozia di
una tale operazione: ma non ci sarebbe riuscito.
Ora non ha voglia di far cambiare idea a chi, di ascoltarlo, non ne ha
mai avuto l'intenzione.
Nel completo silenzio si trova a girarsi e camminare verso l'Impala,
parcheggiata fuori dai cancelli. Sam e Kevin lo conoscono abbastanza
bene da non permettersi di seguirlo.
Percepisce il suono del proprio respiro
accelerato e dei suoi
passi nella neve. Sente il peso
della pistola contro il fianco destro. Cammina e si rintana dentro la
propria mente, dentro se stesso, isolando tutto quello che
c'è fuori.
Non è mai stato il tipo da grandi scenate, quindi fa quello
che gli è sempre venuto meglio: incupirsi e allontanare il resto del mondo.
Arriva alla macchina,
poggia i palmi
delle mani contro il bagagliaio e abbassa le palpebre.
Il rumore
del vento è rilassante, un canto ipnotico che lo
aiuta a concentrarsi su se stesso e ad allontanarsi dal resto
dell'universo.
C'è solo lui, solo
lui, immerso
nel gelo.
Non c'è nessun altro.
Non permetterai più a nessuno di farti
del male. Ci sei solo tu.
Castiel si avvicina all'Impala e
si prende qualche secondo per guardarla. E' passato molto tempo
dall'ultima volta che l'ha vista.
Dean è piegato sul bagagliaio e ha gli occhi chiusi, il
volto contratto in una smorfia di dolore. Ma il vecchio angelo sa che
non si tratta di un
dolore fisico.
-Dean... - dice a bassa voce, ha quasi paura d'interrompere la sua
quiete.
L'altro alza le palpebre e gli getta una gelida occhiata colorata di
verde; il verde dei campi. E' passato così tanto tempo e
Castiel si rende conto che quegli occhi gli sono mancati: ora sono
gelidi, lontani dal calore che li ha sempre animati. Sono affaticati e
c'è tanta tristezza e dolore, rabbia e preoccupazione,
dentro di essi.
-Sam e Kevin sono rimasti indietro. Marlena sta cercando di fargli capire
quello che abbiamo intenzione di fare.-
Dean continua a guardarlo senza emozione, come se fosse uno sgradevole
insetto. Non dice niente, non si muove, si limita solo a puntarlo con
lo sguardo.
Castiel si sente trafitto da parte a parte, si sente sondato e disprezzato.
Ma la realtà è che il Winchester è
ferito, e la causa del suo dolore non è nessun altro se non Castiel stesso. Lui, che
ha preferito allontanarsi e cercare di rimediare da solo ai suoi
sbagli, provare di nuovo a non essere un peso per i due cacciatori.
E ha sbagliato, ancora.
Qualsiasi cosa faccia, è un errore.
Ma ora ha smesso di provare rimorso e sentirsi costantemente giudicato. Non chiederà scusa
perché ha provato a riparare ai suoi errori, non si sottometterà solo perché
ha voluto vivere una vita sua e fare
le proprie scelte.
Non chiederà scusa a nessuno, neppure a Dean.
-Cercherete di fermarmi? Anche questa volta?-
Il Winchester rimane fermo ancora per
qualche secondo, poi sembra riscuotersi e si lecca le labbra
nervosamente. Distende la bocca in un sorriso che ha più la
forma di un brutto ghigno sadico.
-Anche questa volta? Perché in fondo i
cattivi siamo noi.-
ride l'uomo.
Castiel si muove verso di lui a piccoli passi, scuote il capo -Non ho
mai pensato che voi foste i cattivi.-
L'altro abbassa la testa e spinge le mani contro il bagagliaio. La sua rabbia è
palpabile.
-Pensavo che saresti morto.
Ti ho immaginato completamente umano, senza un soldo e un posto dove
andare. Credevo che non saresti sopravvissuto e ti
ho cercato per settimane.Settimane.-
Cala il silenzio e Dean si lecca di nuovo le labbra, lo fa quando
è nervoso oppure imbarazzato. Castiel sa che ora
c'è solo ira nel suo
amico.
Amico: può ancora
considerarlo come tale?
-Poi ho cominciato a pensare che forse non eri caduto. Che se non eri
tornato da me... noi, se non eri tornato da noi...
allora forse dovevi essere rimasto ai piani alti. E ti ho odiato,
immaginando che avessi deciso di allearti con Metatron. Ti ho odiato,
maledetto, e tutt'ora non riesco a reggere la tua vista.-
C'è il grido di un uccello, in lontananza, forse una
cornacchia che anticipa la pioggia. C'è aria di temporale.
-Io... non potevo tornare.- sussurra Castiel.
-No, non
potevi.-
Si guardano per alcuni interminabili secondi, la tensione è
tanto densa da poter essere accarezzata con i polpastrelli.
In un attimo Dean si allontana dall'Impala e gli è addosso,
le dita stringono il collo della sua camicia e il volto è a
pochi centimetri di distanza. Il respiro caldo e pesante del cacciatore
si scontra sul suo viso.
-Io ti ho dato tutto... - sibilano le labbra piene,
ma a parlare sono quei grandi occhi verdi che urlano 'traditore!' -... ho fatto tutto quello che
mi hai chiesto. Ho combattuto per fermare la tua Apocalisse, ti ho
salvato la vita, ho lottato per tenerti lontano dai guai, quando tu non
riuscivi a capire che io ero qui. Io ero qui e ti
avrei aiutato, sempre.-
Castiel si sente intrappolato in quella gabbia di rancore e delusione,
in quelle parole che, pesanti come macigni, cadono direttamente sul suo
cuore.
Le labbra del cacciatore tremano -Hai preferito Crowley, hai preferito
il Purgatorio, hai preferito Metatron. Solo per non chiedermi aiuto.- sbuffa dal naso, Dean, e non
sono solo le sue labbra a tremare. La sua presa non è
più ferma come lo era prima, i suoi occhi non sono
più così cattivi. Ora c'è solo tanta
pena e tristezza, in lui.
Castiel ne è sopraffatto, non riesce quasi a respirare.
L'altro si fa più vicino.
Dov'è il concetto di spazio personale, ora?
-Io ti ho dato tutto... - ripete il cacciatore -...
e tu non hai visto. Non l'hai notato neppure, troppo preso da te
stesso, dai problemi in Paradiso, dal tuo Dio.-
C'è tanto rancore, in quelle frasi; ma, soprattutto, ci sono
tante parole mai dette. Castiel le percepisce e ricorda che, in
passato, tante volte avrebbe voluto dirle a Dean. Quando i loro sguardi
s'incontravano, quando lavoravano insieme e imparavano a conoscersi, ad
entrare lentamente l'uno nell'esistenza dell'altro.
Solo una volta aveva avuto il coraggio di spiegare a voce quello che
sentiva, e aveva solo confessato che lui e Dean avevano “un
rapporto più profondo”.
Ma ora tutte quelle frasi mai dette, tutte le sensazioni a cui non
hanno mai dato un nome, sono in quelle parole... nei loro volti
vergognosamente vicini e nei loro sguardi incastrati.
Castiel vorrebbe parlare, ma non sa che dire.
Sente come se tutto quanto stesse scivolando via, come se stesse
perdendo quell'uomo che lo tiene stretto in un pugno. Non si
è mai sentito così vicino dal perderlo in tutto
quell'anno di lontananza.
Dean tentenna, l'incertezza è chiara nel suo sguardo, poi
allenta la presa sul colletto della sua camicia e, lentamente, fa un
passo indietro.
I loro respiri sono lontani, i loro sguardi distanti... e non solo
fisicamente.
Gli occhi del Winchester parlano chiaro, non c'è
possibilità di confondersi: stanno dicendo “addio”.
-Ti combatterò, Cas? Sì, molto probabilmente lo
farò. Non ti lascerò aprire tutti i Regni così da potervi
permettere di risalire in Paradiso. E' questo che hai sempre voluto, in
fondo... -
Sam e Kevin camminano verso di loro e si fermano a pochi passi
dall'Impala. Dean li guarda e annuisce -... essere nemici. Hai fatto
tanto, ci sei riuscito.-
Castiel vorrebbe urlare dalla rabbia, piangere dall'ira e avventarsi
sul cacciatore. Vorrebbe dirgli che sta sbagliando, che lui non vuole che
siano nemici. Lui non lo vuole.
Vorrebbe corrergli incontro e picchiarlo o baciarlo, non lo sa neppure.
Invece sente solo i suoi occhi inumidirsi e le sue labbra tremare. Ma
non piangerà, sa che non lo farà.
-Ho smesso di darti tutto, Cas. Io ho chiuso con te.- mormora il
cacciatore, la sua voce è ferma e ferita.
No, Castiel rimane fermo a subire un addio che non ha senso. Non
ha alcun senso.
I tre cacciatori salgono nella chevrolet nera e pochi secondi dopo
l'auto romba e s'inoltra sull'asfalto un po' ghiacciato con la neve
accatastata ai bordi della strada.
Ora c'è solo il vento a fare compagnia al vecchio serafino
che ha perso le sue ali, la sua immortalità, la sua
famiglia, il suo... il
suo... cos'era, Dean, per lui?
-Tutto.- sussurra a bassa voce, mentre sente i passi di Marlena dietro
di lui.
Tutto.
Fine.
