Work Text:
"Simò, m'hanno menato, non so dove cazzo sto... non so come tornare ti prego vienimi a prende'"
"Ahia! me fai male ao"
"Se tu stessi fermo magari..." lo ammonisce Simone con sguardo serio. Era da dieci minuti che stava cercando di pulire il sangue che si stava seccando sotto al naso e sulle labbra di Manuel. L'amico però non voleva saperne di stare fermo, seduto sul bordo della vasca nel bagno di casa Balestra, impaziente di alzarsi e scappare lontano da quella che per lui sembrava una tortura. Simone era accucciato a terra di fronte lui con la fronte corrucciata per l'impegno nel ripulire il volto di Manuel, che nel frattempo stava cercando di trattenere una risata per l'espressione dell'altro. Sembrava veramente indaffarato nel cercare di renderlo presentabile per quando il giorno dopo sarebbe tornato a casa e avrebbe dovuto affrontare la madre. Lo faceva sorridere il modo in cui si stava occupando di lui, anche se era certo lo facesse soltanto per evitare di dover raccontare a suo padre del casino con la macchina. Non si stava veramente prendendo cura di lui, perché avrebbe dovuto farlo quando lui era capacissimo di badare a sé stesso? Ok, forse mentre era sdraiato dolorante sul ciglio della strada dove era stato lasciato dopo il pestaggio aveva avuto bisogno di Simone, ma la cosa finiva lì. Se l'era cavata da solo sin da quando aveva memoria e sicuramente quel perfettone non avrebbe cambiato la situazione.
"Ho quasi finito" gli comunica Simone, che in risposta vede Manuel alzare gli occhi al cielo e sospirare. "Tu non riesci mai a smettere di fare lo stronzo vero?" gli chiede sbuffando e tornando a concentrarsi sul viso dell'amico, in particolare sul labbro inferiore. Concentrare tutta la sua attenzione sulla sua bocca non era stato un problema per lui, gliela fissava già abbastanza spesso quando non se ne accorgeva. In quel momento sentiva gli occhi di Manuel addosso, ma non aveva il coraggio di incontrarli alzando i suoi perché i loro volti erano troppo vicini e sicuramente si sarebbe ritrovato a boccheggiare come uno scemo alla ricerca di quell'aria che lo sguardo del maggiore riusciva sempre a fargli mancare.
Era successo quando lo stava tatuando qualche settimana prima nella sua officina. Simone aveva guardato Manuel e per la prima volta lo aveva visto davvero. Avevano incrociato i loro occhi per qualche secondo, un po' troppo tempo per essere una occhiata casuale, ma troppo poco per permettergli di capire cosa fosse quel caldo inaspettato che lo aveva pervaso al centro del petto.
"Eh no simo', se non fossi stronzo non sarei più io" ribatte a tono l'amico con il suo solito mezzo sorriso. Simone distoglie lo sguardo con la scusa di appoggiare sul lavandino il fazzoletto con cui stava cercando di sistemare il casino sulla faccia di Manuel, ma la verità era che il suo cuore aveva perso un battito. Era così bello da fargli quasi male. Il più bello della scuola.
"Ecco fatto" annuncia Simone poco dopo. Si alza da quella posizione scomoda che aveva tenuto decisamente per troppo tempo e sente le gambe intorpidite, se le sgranchisce e inizia a camminare verso camera sua, voltando appena la testa per vedere se Manuel lo stesse seguendo. Quando però non lo vede fa qualche passo indietro e si sporge dalla porta ancora aperta del bagno.
"Sta faccia fa paura" dice Manuel sentendo l'amico accanto a lui. Gli era spuntato un grosso livido viola sullo zigomo e attorno all'occhio destro, segno inconfondibile di un pugno ben assestato. Entrambi gli occhi erano gonfi e rossi e le labbra non erano da meno; era la faccia di uno che ne aveva prese tante, non lasciava spazio a interpretazioni. "Non riesco manco a guardarmi allo specchio da quanto so' brutto" aggiunge scuotendo la testa e distogliendo lo sguardo dal grande specchio sopra il lavandino.
"Non dire cazzate Manuel"
Simone non poteva credere di averlo detto veramente. La sua bocca aveva iniziato a parlare prima che il cervello riuscisse a impedirglielo. L'altro si era voltato lentamente con le sopracciglia corrucciate e quel sorriso di quando lo stava per prendere in giro. Prima che potesse dire qualsiasi cosa Simone corre ai ripari, forse peggiorando la situazione, ma lui era così, completamente stupido di fronte al ragazzo che gli piaceva.
"Intendo che... sicuramente la donna quella lì della foto, ecco, lei sicuramente non lo penserebbe... cioè tu per le ragazze sei considerato bello... almeno credo cioè io non lo posso sapere".
"Appena riesci ad esprime' n'concetto sensato famme' un fischio eh" lo prende in giro il maggiore mentre Simone sta ancora balbettando parole senza senso. Deglutisce cercando di mandare giù quel nodo in gola che gli si era appena formato, ma Manuel che gli si avvicina non lo aiuta per niente.
"Grazie Simo', sei davvero n'amico" gli dice poi Manuel tornando serio per un attimo. Gli passa accanto appoggiandogli una mano sulla spalla stringendo un po' e quella carezza manda per qualche secondo in cortocircuito Simone, che è in grado di rispondere solo un flebile "figurati". Il ragazzo prosegue andando in camera del minore senza aspettarlo, come se quella ormai fosse anche casa sua.
"Mandami la posizione adesso, va bene?"
"Fai presto Simo'"
"Sto arrivando Manuel"
Manuel apre l'armadio di Simone per prendere la coperta con cui avrebbe dormito. Si era già fermato da lui un paio di volte, per comodità; quindi, ormai sapeva dove trovare le cose. L'amico era al piano di sotto dal padre a cercare di tranquillizzarlo e impedirgli di chiamare Anita. Ci mancava solo questa ennesima preoccupazione. Sua madre era la donna che più amava al mondo e continuare a darle dispiaceri sembrava essere la sua condanna. Deludere le persone sembrava essere l'unica cosa che sapeva fare bene nella vita. Chissà se lei a volte si pentiva di averlo avuto, se pensava che sarebbe stata meglio senza di lui. Chissà se anche Chicca lo pensava, e magari anche Simone, che lo aveva visto ridotto in quelle condizioni e aveva dovuto badare a lui come si fa con un bambino. Si sentiva un peso per tutti.
"Ha detto che la chiamerà comunque, ma solo per dirle che resti qua a dormire, per il resto te la devi vedere tu" dice Simone facendo capolino dalla porta e interrompendo il flusso dei suoi pensieri. Si era accorto di essere rimasto fermo imbambolato davanti all'armadio aperto, con la coperta nella mensola più alta che lo fissava in attesa di essere tirata giù.
"Grazie, hai fatto il miracolo" gli risponde e finalmente inizia a sistemare il suo letto.
"Vedo che stai facendo un po' come se fossi a casa tua" lo punzecchia Simone, cercando nel frattempo di mettere ordine sulla scrivania. Appena Manuel lo aveva chiamato aveva mollato tutto per correre da lui, senza badare al caos che si era lasciato alle spalle.
"Ormai sto più da te che da me" dice ridacchiando e Simone avrebbe tanto voluto fosse davvero così, lo avrebbe voluto lì con lui sempre.
"Devo cambiarmi questa maglietta, è sporca" dice avvicinandosi a Simone "posso prenderne una delle tue?" gli chiede appoggiando una mano sul suo braccio per richiamare la sua attenzione. Ma l'attenzione di Simone era sempre su Manuel. Anche se erano ai lati opposti della stessa stanza lui non riusciva comunque a distogliere lo sguardo dai suoi capelli ricci e dai suoi occhi scuri.
"Prendi quella che vuoi" gli dice indicando distrattamente l'armadio e quindi Manuel alza le spalle e mormora un "ok" prima di sceglierne una a caso dal mucchio. Prende una delle sue felpe, quella verde scuro, e la indossa a fatica, lasciando intravedere mentre si spogliava un livido sul fianco destro e uno sulla schiena. Lo avevano ridotto proprio male e la rabbia di Simone non era quantificabile. Rabbia verso sé stesso perché era tutta colpa sua. Se non avesse distrutto la macchina in quell'impeto di gelosia adesso Manuel non sarebbe ridotto in quello stato. Non era riuscito a proteggere nemmeno la persona a cui teneva di più.
"Ce la fai ad alzarti? ti porto a casa"
"No, no non posso tornare a casa"
"Allora in ospedale?"
"Ma che ospedale, non voglio andà all'ospedale"
Manuel stava dormendo profondamente girato verso il letto di Simone, che osservava il suo petto alzarsi e abbassarsi ritmicamente a scandirne il respiro. Lo stava guardando da un po' e se ne vergognava terribilmente. Avrebbe voluto smettere, girarsi dall'altro lato, chiudere gli occhi e dormire, qualsiasi cosa ma non questo. I suoi occhi si rifiutavano di smettere di accarezzare il volto di Manuel con la stessa delicatezza che avrebbe avuto se lo avesse fatto con la sua mano.
A volte Simone si sentiva terribilmente stupido, come un bambino, come se Manuel, con tutto quello che aveva combinato nella sua vita, avesse più esperienza di lui. Aveva l'impressione di essere piccolo anche se era più alto di lui di una spanna abbondante e forse con una spinta avrebbe potuto facilmente buttarlo a terra, lui che faceva rugby, e invece era sempre Manuel ad avere la meglio in ogni cosa, anche quella volta che si erano menati in palestra. Però lì rannicchiato sotto la coperta sembrava piccolo anche lui. I ricci gli cadevano disordinati sulla fronte e Simone aveva immaginato fin troppe volte di passarci la dita in mezzo.
Ancora qualche minuto si era detto, ancora qualche minuto e poi dormo.
Ancora qualche minuto e ancora una carezza con gli occhi, o forse no. Forse una carezza vera poteva fargliela ora che dormiva. Probabilmente quella giornata aveva provato Manuel più di quanto avesse voluto ammettere e nulla avrebbe potuto turbare quel sonno profondo. Allunga la mano e si ferma a un soffio dalla guancia dell'amico. Lo sfiora con i polpastrelli disegnando i contorni di quel livido viola che spiccava a contrasto con la sua pelle olivastra. Non voleva fargli male, non gliene avrebbe voluto fare mai.
Appoggia delicatamente la mano sulla sua guancia e sente il calore della pelle di Manuel sulla sua. Sapeva di star facendo qualcosa che forse era sbagliato, non capiva bene se quello che sentiva era reale, se era giusto, se aveva senso. Il caos che si stava scatenando nella sua testa e nel suo cuore era tale da non permettergli di pensare lucidamente. Ad un certo punto aveva pure creduto di impazzire dalla quantità e dalla forza delle emozioni che lo stavano inondando, che non gli davano la possibilità di riemergere e prendere fiato.
"Mmh" Manuel borbotta nel sonno e Simone si spaventa così tanto da ritrarre la mano e infilarla sotto le coperte.
Manuel sente freddo improvvisamente e non capisce perché. Non capisce perché Simone avesse ritratto la mano privandolo di quelle carezze che lo avevano fatto riemergere lentamente dal mondo dei sogni. Non aveva aperto gli occhi e non si era mosso, perché era rimasto pietrificato da quel gesto inaspettato ma anche perché aveva avuto paura che Simone smettesse di accarezzarlo. Ecco la verità che non era ancora pronto a sentire.
Era successo mentre lo stava tatuando, ancora qualche settimana prima. "Ahia! Ma fa male" "nun guardà Simone", e Simone quindi aveva guardato lui, con quei due occhi nocciola talmente grandi che Manuel ci si era perso dentro e non aveva più saputo come ritrovarsi. Poi erano successe tante cose, la droga rubata, i soldi che doveva a Sbarra, la festa di Chicca, Alice, la macchina e aveva semplicemente nascosto questi pensieri nel fondo della sua mente, spingendoli giù ogni volta che tentavano di tornare a galla. A lui erano sempre piaciute le donne, e ancora gli piacevano, però quando Simone lo aveva guardato così ogni sua certezza aveva vacillato.
"Ti porto a casa mia, vieni"
Gli aveva detto Simone con il volto preoccupato e due occhi che lo scrutavano alla ricerca di qualcosa che non andasse. Manuel per la prima volta si era girato completamente verso l'amico, mettendo in mostra il suo viso. Simone allora aveva fatto una cosa che lui non si sarebbe mai aspettato: aveva appoggiato con delicatezza due dita sotto il suo mento e gli aveva sollevato il volto per guardarlo meglio, forse per capire se si fosse rotto qualcosa o controllare che il sangue avesse smesso di colargli dal naso. Manuel non avrebbe mai potuto immaginare che qualcuno fosse sinceramente preoccupato e che a lui ci tenesse davvero. Questo lo spaventava moltissimo. Avrebbe deluso anche lui prima o poi, avrebbe visto il dolore nei suoi occhi e questo non poteva permetterselo.
Quel tocco così leggero e così dolce lo aveva destabilizzato, gli aveva fatto crollare la terra sotto i piedi e sentire lo stomaco contorcersi. Nessuno lo aveva mai accarezzato così, non Chicca e nemmeno Alice. Quelli che erano sembrati minuti interminabili passati a fissarsi negli occhi, con Simone che ancora gli sorreggeva il mento, in realtà erano stati solo pochi secondi che sembravano aver dilatato il tempo. Manuel aveva fissato le labbra di Simone facendo pensieri che da un po' di tempo aveva cercato di ignorare.
Ogni volta che aveva pensato di baciare Simone era corso da lei. Alice. Andava sempre da quella donna perché era confuso, voleva capire, ed ogni volta finiva nel suo letto e la cosa non gli dispiaceva affatto. Ma quel pensiero tornava ancora, a volte anche mentre era lì con lei, mentre la baciava.
Manuel apre gli occhi e se li stropiccia sbuffando. Simone lo sta fissando con il fiato sospeso pronto a prendersi un pugno dritto in faccia o qualsiasi altro insulto.
"S-scusa... io non- non volevo svegliarti" balbetta con il volto rosso dalla vergogna.
"Me stavi a fa' le carezzine mentre dormivo come si fa coi bambini?" lo prende in giro con la voce ancora impastata dal sonno e gli occhi mezzi chiusi. Simone si sarebbe aspettato qualsiasi cosa ma non quella reazione così strana. Forse aveva preso anche una botta in testa tra tutte le cose che gli erano capitate. Manuel era in uno stato di dormiveglia, quel momento in cui non sei addormentato, ma nemmeno del tutto cosciente. Quel momento in cui qualsiasi filtro cade, proprio come quando sei brillo durante una serata con gli amici.
"Io non... non stavo facendo niente" mente Simone avvolgendosi le coperte fin sopra il naso per l'imbarazzo, lasciando intravedere solo gli occhi, che però forse erano quelli che sapevano parlare meglio di qualsiasi altra cosa.
"Niente niente non me sembra proprio" insiste Manuel e vedere l'imbarazzo nello sguardo dell'amico lo fa sorridere quasi compiaciuto.
"Comunque non è che me dispiace... anzi" borbotta a bassa voce con gli occhi già chiusi, pronto a riprendere sonno con la speranza che l'altro avesse sentito.
Simone crede di non aver capito bene. Forse Manuel non aveva detto nulla e quello era solo un brutto scherzo della sua mente. Nonostante il dubbio di star facendo l'errore più grande della sua vita lo attanagli, allunga la mano quasi inconsapevolmente accarezzandogli questa volta i capelli. Se il letto di Manuel non fosse stato leggermente più in basso rispetto al suo adesso solo pochi millimetri di distanza separerebbero i loro visi e Simone ringrazia il cielo che non sia così, perché altrimenti sarebbe morto sul colpo.
I ricci morbidi di Manuel gli lasciano sulla pelle esattamente la sensazione che aveva immaginato. Ed è quando lui raggiunge la sua mano e intreccia leggermente le dita con le sue che Simone si sente vicino ad un infarto. Il cuore gli batte così velocemente che è sicuro che prima o poi avrebbe smesso del tutto. Manuel sospira, come a volersi arrendere a quella cosa che non era chiara nemmeno a lui, ma che stava succedendo tra di loro. Si abbandona totalmente alle carezze di Simone e smette di chiedersi se sia giusto o sbagliato. Avere qualcuno che si prendesse cura di lui ogni tanto forse non era poi così male.
Simone ha gli occhi spalancati e, nonostante il buio, riesce a delineare perfettamente i lineamenti di Manuel accanto a lui. Non sarebbe capace di riaddormentarsi nemmeno sotto effetto di sonniferi per la quantità di adrenalina che gli scorre nelle vene. Manuel invece non apre gli occhi, si concentra sulla mano che passa dai capelli alla sua guancia, ma la tiene sempre stretta alla sua, come se da un momento all'altro potesse toglierla, come aveva fatto solo pochi minuti prima, e lasciarlo di nuovo solo.
"Guarda che sei strano eh"
"In che senso?"
"Sei strano come ragioni, sei strano come te vesti, come parli... sei un perfettone"
Manuel si sveglia con i vestiti di Simone addosso, la schiena dolorante e la testa piena di pensieri confusi. Era successo davvero, non era stato un sogno, si erano veramente addormentati con le mani intrecciate e il braccio di Simone ancora penzolava giù dal materasso per appoggiarsi al suo. Aveva decisamente bisogno di sciacquarsi la faccia con dell'acqua gelida per schiarirsi le idee e cercare di dare un nome a tutte quelle sensazioni che lo avevano pervaso appena poche ore prima.
Quando Simone si sveglia e Manuel non è accanto a lui. La luce debole del mattino filtra dalle persiane e l'orologio segna le sette.
"Ah finalmente sei sveglio, sto morendo di fame andiamo a fa' colazione?" gli chiede Manuel irrompendo nella stanza, già pronto e vestito, ovviamente ancora con la sua felpa di almeno due taglie più grandi addosso e lo faceva sembrare persino più magro.
"Va bene dammi due minuti e arrivo" gli risponde ancora assonnato Simone.
"Ti aspetto" dice Manuel e si ferma sulla porta ad osservarlo, forse era per paura di affrontare Dante da solo, o forse perché voleva indugiare con gli occhi sulla figura di Simone ancora un po', mentre ripensava alle sue mani grandi sul suo viso e tra suoi capelli. Aveva deciso che quello che era successo doveva rimanere chiuso tra quelle quattro mura, nessuno avrebbe dovuto saperlo e lui avrebbe dovuto dimenticarsene, insieme a tutte le sensazioni che aveva provato. Era stata una giornata difficile e lui aveva solo avuto bisogno di qualcuno accanto, chiunque, ed il fatto che lo avesse trovato in Simone era puramente un caso. Questa era la bugia che si sarebbe raccontato.
"Eccomi, sono pronto" dice Simone mettendosi lo zaino in spalla e avvicinandosi a Manuel che era rimasto vicino alla porta, con lo sguardo perso chissà dove. Simone si chiede se i pensieri dell'altro fossero uguali ai suoi, quelli che riportavano alla notte appena passata e a ciò che era successo nel buio di quella stanza.
Manuel si risveglia dal torpore e fa per dirigersi in corridoio ma Simone lo ferma prendendolo per un braccio e costringendolo a girarsi per trovarsi a una breve distanza l'uno dall'altro. Sussulta e deglutisce a vuoto quando i suoi occhi si imbattono nelle labbra di Simone, ma si costringe a distogliere lo sguardo prima che sia troppo tardi.
"Quello che è successo ieri sera..." inizia Simone titubante. Forse Manuel non se lo ricordava e lui stava solamente facendo l'ennesima figuraccia davanti a lui.
"Facciamo che non è successo niente ieri sera, va bene?" risponde un po' più scontroso di quanto vorrebbe. Era già difficile lottare con i suoi stessi pensieri e non aveva bisogno che Simone rincarasse la dose. Aveva solo bisogno di stare solo e di pensare a quel casino che aveva in testa. Aveva gli occhi di Simone piantati nei suoi e la mano ancora a stringergli il braccio. Manuel aveva i suoi vestiti addosso che avevano il suo odore.
Simone non risponde ma il suo sguardo si incupisce, non c'è bisogno di parlare perché l'altro ha già capito. Gli stava facendo male proprio dopo che era stato lui a curargli le ferite.
"Dai scendiamo o facciamo tardi" dice Manuel rompendo il pesante silenzio che si era creato, gli appoggia una mano sulla spalla facendogli una leggera carezza col pollice e vede di nuovo un accenno di sorriso sul volto di Simone. Bastava così poco per fargli cambiare umore e il maggiore ne era spaventato. Questi alti e bassi dipendevano da lui e lo sapeva, doveva muoversi con cautela perché ad ogni passo avrebbe potuto vedere gli occhi di Simone spegnersi. Stava smussando gli angoli più appuntiti del suo carattere solo per non fargli male e questo non lo aveva mai fatto per nessuno.
"Va bene" aveva risposto il minore ed entrambi si erano precipitati giù dalle scale, attirati dal buon profumo del caffè che Dante stava preparando per tutti. Le conseguenze di quello che era successo le avrebbero affrontate in un altro momento. Simone avrebbe continuato a pensarci per giorni, rivivendo quel momento e quelle sensazioni ancora e ancora. Manuel sarebbe andato da Alice per dimenticare, per dirsi che non era successo nulla, ma mentre lei gli aveva accarezzato i capelli dopo essere stati insieme lui aveva desiderato che quella mano fosse di Simone.
