Chapter Text
Non ricordava ci fossero tutte quelle farfalle.
Due, quattro, sei, sette, otto.
Non se n'era mai accorta.
Sarà che erano molto banali, il disegno era quella di una comunissima farfalla e non avevano alcun dettaglio significativo. Percorrevano una linea ondulata sul soffitto e diventavano via via più grandi. Eccome se erano banali.
Cinque, sette, nove...
Strano. Si era sdraiata su quelle lenzuola viola almeno un centinaio di volte, avrebbe di sicuro dovuto notarle prima, non credete? Eppure non se n'era mai reso conto. Erano nuove? Le avevano messo da poco? Non riusciva a ragionare. Non aveva mai sopportato che gli hotel di lusso riservassero i trattamenti "speciali" alle camere di coppia più grandi. Riusciva a distinguere ogni suono, seppur ovattato e distante, nitidamente, come se avesse l'orecchio attaccato ad una finestra e le stessero arrivando i rumori di un altro mondo. La graffiavano e la solleticavano senza entrarle mai.
Il corpo a cui era aggrovigliato quella notte era caldo, tenero, il braccio che le cingeva il busto era più morbido rispetto ad altri uomini. Quelli di solito avevano un paio di mani che puzzavano di sigaro e una voce da fumo disgustosa; questo cadeva più sul malinconico. Lo sentiva vicino e al tempo stesso lontano. Quest'uomo non aveva il potere di fargli male. Sì, Malinconico era un nome perfetto da affidargli.
Uno, due, tre, quattro, cinque...
I respiri si alleggerivano, le stuzzicavano il collo.
Uno. Due. Tre, quattro cinque sei.
Il corpo si era mosso con un mugolio.
Uno, due, tre quattro-
Malinconico lo strinse più a sé, ispirando un distaccato affetto tipico di uno che non è abituato darlo, tastò la tenerezza del suo gracile corpicino come se temesse di starlo facendo nel modo sbagliato. La mano era finita sopra il braccio del malinconico e, tenendo gli occhi chiusi, percepiva la soffice pelle deformarsi sotto il tatto. Restava una salvaguardia confortante sapere che il limite tra vicini e lontani era scandito dalla tipologia di buio e che la solitudine non era nient'altro che una ordinaria notte.
Giusto quando sul suo bel visino scaltro germogliarono i semi di un rasserenato sorriso, il malinconico si snodò da lei – e col rumore di uno sbuffo, le farfalle sparirono.
Passati alcuni secondi senza essere avvinghiato ad una persona e senza sentire il suo calore gli fece aprire gli occhi. Restò fermo a contemplare la sensazione di carta vetrata che gli strofinò il petto, voleva accertarsi se gli facesse o meno del male.
"Sei grandioso. Non ho mai fatto sesso così." disse Malinconico. La voce era più bassa e lenta di come l'aveva conosciuta, sicuramente raschiata dal sonno. "È proprio vero che ci si nasce puttana. Sai come far sentire un uomo il re del mondo."
Gli occhi percorsero il perimetro della sua schiena nuda, i muscoli si contrassero mentre abbottonava la camicia floreale, aderente a sufficienza da far risaltare la sua silhouette. Era attraente: la vita stretta, le curve si allargavano verso le spalle robuste.
"Grazie, anche se non ho provato niente."
"Per cosa mi ringrazi? Mi paghi per questo."
"Perché avevo bisogno di capire tante cose."
A quel punto, il desiderio di sapere ebbe la meglio sul gigolò e distese il collo. Seguì il cliente: dopo essersi alzato in piedi aveva infilato la camicia dentro un desueto paio di pantaloni beige. Persino il vento sbattendo contro le finestre lo incitava a sbrigarsi.
"Ché non potrò mai rimediare alla mancanza che provo."
A chi lo dici, Yoongi rise. Malinconico non era il primo e certamente non l'ultimo a provare un sentimento del genere. Lì fuori era pieno zeppo di persone scombussolate, sul culmine della disperazione e in disperata ricerca di una sensazione, con in tasca delle perversioni da voler realizzare e dei soldi da sborsare. Però, quando Malinconico aveva sbattuto le ciglia e sistemato le ciocche castane dietro l'orecchio con grazia ed eleganza e concludendo l'opera con un sorriso accennato, sembrò aver attratto gli occhi dell'intera notte e averle fatto trattenere il respiro.
"Non ti fidare mai di un artista." aggiunse finendo di vestirsi. La sorte nelle sue parole lo portò a strofinare le labbra, come se l’avvertenza le avesse pizzicate fino a quel momento e premeva di sbarazzarsene al più presto. "Soffrono come fanno arte, e sono disposti a tutto per lei."
Il rumore dei tacchi proseguì verso la poltrona, legò un foulard attorno al collo e infine sfoggiò il pezzo forte del suo guardaroba: un paio di occhi senza tempo, annoiati e sfaccettati come coloro che avevano visto di tutto e che niente poteva più stupirli.
Si volse a incrociare lo sguardo del gigolò. Si avvicinò al letto e frenò i piedi giusto un momento prima che le sue ginocchia toccassero il materasso. Teneva gli occhi sconsolati fissi sul corpo nudo. Malinconico aveva un bello sguardo, sembrava saperci fare con le anime.
"Ma chi ti ha ridotto così?"
Gloss si sollevò e alzò il mento. Mostrò fierezza nel fronteggiare quello sguardo, il ghigno impavido camuffava il suo cuore frantumato. Il disprezzo e il rancore intinsi nella lingua fecero da base ad una sigaretta.
Un flebile sussurro si tradusse così in una confessione erotica.
"Un artista. L'ennesimo della tua specie."
