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A perfectly imperfect future

Summary:

Henry e Alex sono sposati da tre anni e vivono ad Austin, sembra tutto perfetto, almeno finché una conoscenza dal passato torna e sconvolge tutto.

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Chapter 1: Capitolo 1

Chapter Text

Capitolo 1

 

Mette sullo scaffale il plico dell'ultimo nuovo residente della casa d'accoglienza con un sorriso soddisfatto e si avvia verso l'uscita. Ogni volta che aiuta un ragazzo rimasto ai margini della società, Henry si sente sempre pieno d'orgoglio, sa che sta facendo qualcosa di importante, di utile, molto più ora che non è più nella linea di successione al trono e sa che il merito è tutto di un ragazzo americano di origini messicane che gli ha rubato il cuore ormai quasi dieci anni fa. Ne hanno passate così tante che quasi si stupisce che stiano ancora insieme e che siano addirittura sposati. Proprio mentre sale sul taxi che lo porterà nella loro vecchia casa in arenaria a Brooklyn, dove ormai vivono in pianta stabile Nora e June, chiama Alex.

"Ehi ti stavo pensando. Ho appena chiuso il computer."

"Io sono in taxi per tornare alla vecchia casa."

"Controlla che non ce la stiano distruggendo, semmai volessimo tornare a New York."

"Nora mi sembra abbastanza saggia da non distruggere l'appartamento."

"Lei sì, June dubito..."

"Disse quello che ha spaccato un tavolo perché 'tranquillo ci regge tutti e due' facendomi slogare una caviglia."

"Okay, in quel caso la fisica non è stata dalla mia parte... però è stato bello quella volta."

"È molto vero."

"Ma torni domani? O rimani ancora lì?"

È una settimana che non si vedono ma ad Alex sembra passato un mese, è ad Austin da solo con David.

"Vorrei rimanere un giorno in più, però ho già prenotato per dopodomani il volo e credo che arriverò all'imbrunire, mi vieni a prendere tu?"

Alex sorride al modo fin troppo formale che ancora Henry si ostina a usare persino con lui, probabilmente non smetterà mai di parlare da principe. "Sì, certo. Magari possiamo andare a cena fuori perché non ho intenzione di cucinare niente."

"Approvato, perché non credo che avrò la forza di cucinare neppure io appena arrivato."

"Come sta andando con la casa d'accoglienza?"

Henry sta per aprire un'altra sede, appena fuori New York, nel New Jersey e nonostante si siano entrambi al momento ritirati dalla vita pubblica, non è riuscito a rimanere in disparte per troppo tempo e, dopo appena un anno in Texas, aveva espresso la sua necessità di continuare il lavoro, seppur in maniera meno intensa di quanto facesse quando vivevano a New York. Così, ogni due o tre mesi si ritrova a fare la spola tra Austin e la Grande Mela per supervisionare i lavori ed essere sicuro che tutto proceda senza intoppi.

"Molto bene, siamo quasi pronti. E abbiamo già delle richieste per quando apriremo."

"Che sarebbe...?"

"Il mese prossimo. Dovrò tornare qui anche nelle prossime settimane, almeno fino l'inaugurazione."

"Posso venire con te? All'inaugurazione intendo."

Alex di solito gli lascia il suo spazio, non è mai andato alle inaugurazioni delle altre case d'accoglienza, perché ha sempre pensato che fosse il suo momento e non voleva distogliere l'attenzione da Henry e dal lavoro che tanto diligentemente e con passione ha dedicato a quel determinato progetto. Stavolta però vorrebbe essere presente perché è veramente troppo tempo che non partecipa a nessun tipo di evento. In qualche modo gli manca. E gli manca farlo con Henry al suo fianco.

"Certo che puoi! Non me lo devi mica chiedere."

"Lo sai come la penso."

"Comunque, sei il benvenuto. Anzi avrò bisogno di un po' del tuo coraggio per affrontare quella giornata."

"Allora non posso mancare. Salutami le ragazze quando le vedi. Uscite stasera?"

"Probabile, non le vedo da troppo tempo."

"A chi lo dici..." È appena un mormorio ma arriva forte e chiaro a Henry. Sa quanto gli mancano e il fatto di essere lontani, se in un primo momento è stato rigenerante, a lungo andare ha iniziato a pesare ad Alex. Le videochiamate non sopperiscono affatto la nostalgia dei vecchi tempi quando lui, June e Nora erano inseparabili. E il lavoro non aiuta di certo, tra il tribunale e lo studio in centro ad Austin, che spesso si allunga fino a sera tarda o nei weekend.

"Quando hai l'udienza? Magari possiamo prenderci un weekend per venire a New York e stare tutti insieme..."

"Non l'hanno ancora fissata, quindi non posso fare piani al momento. Però se puoi più tardi videochiamami così vi vedo tutti. C'è anche Pez, giusto?"

"No, Pez è in Belgio fino alla prossima settimana."

"Ah... è sempre in giro, ogni tanto mi perdo tra i suoi viaggi."

"Pure troppo per me... in ogni caso, aspettati una chiamata più tardi. Ti amo."

"Ti amo anche io. Tantissimo."

Henry chiude la chiamata e arriva davanti al palazzo in arenaria che porta con sé così tanti ricordi, gli sembra passata una vita. Sale i gradini e apre il portone con la chiave di riserva che si sono tenuti quando si sono trasferiti in Texas. Posa il borsone e sente le voci delle ragazze provenire dalla cucina, troppo impegnate in qualche conversazione per rendersi conto che Henry è entrato in casa. Ogni tanto succedeva anche a loro ma perlomeno avevano David ad avvertirli con il suo abbaiare continuo. Le raggiunge nella stanza e si appoggia allo stipite, sorridendo del fatto che continuano a non vederlo pur essendo ormai lì dietro di loro.

"Dovreste pensare di prendere un cane da protezione."

June e Nora si voltano, la prima visibilmente spaventata per la sorpresa, mentre Nora più analitica ha più sangue freddo e sorride quando lo vede.

"Ci hai fatto prendere un colpo. Ciao!" June lo raggiunge e lo abbraccia stretto.

"Sei qui da tanto?" Chiede Nora, abbracciandolo a sua volta.

"No, solo il tempo di raggiungere la cucina. Ma seriamente avrei potuto essere un serial killer e voi non ve ne sareste nemmeno accorte."

"Esagerato!"

"È che non ti aspettavamo prima di un paio d'ore."

"Ho finito prima e non ho pensato di avvertire, perdonatemi. Ero al telefono con Alex, che vi saluta. Dopo gli ho promesso una videochiamata."

"Certo! Però stasera usciamo, abbiamo scoperto questo nuovo locale nel West Village che è pazzesco."

"E non dirci che sei stanco perché dopo tutti sti mesi devi muovere quelle chiappe e uscire un po'. Praticamente siete diventati una coppia di pensionati."

"Ehi!" Henry si finge offeso. "Alex lavora tantissimo e ogni tanto usciamo, non siamo mica dei reclusi."

"Sì sì, certo. Ora vai nella camera degli ospiti, datti una sciacquata e cambiati che non puoi venire in giacca e cravatta. Stasera è serata casual!"

Henry segue il "consiglio", si fa una doccia calda e si cambia con un paio di jeans e una maglia, che si rende conto essere di Alex perché è un po' più stretta del normale sulle spalle. Scende le scale ed entrambe sono già pronte con due mini abiti e il trucco perfetto.

"Andiamo a mangiare qualcosa prima? Sono a digiuno da stamattina."

"Possiamo fermarci ad uno dei chioschi, se vuoi."

"Sì, l'importante è che riesca a mettere nello stomaco qualcosa prima di svenire."

Si fermano a Time Square ed Henry prende un panino d'asporto con una lattina di birra che trangugia in appena un paio di minuti, poi si recano tutti insieme al locale nel West Village, la cui insegna rosa shocking lampeggiante con su scritto Psychic troneggia sopra una porta piuttosto anonima. Quando entrano, tutto pare tranne che un bar, sembra piuttosto un negozio esoterico e questo porta Henry a guardarsi attorno sospettoso.

"Scusate ma siete sicure che sia un locale?"

"È uno dei bar segreti di New York, dell'epoca del proibizionismo. Davanti è un banale negozio di una cartomante, ma vedi quella tenda? Da lì si accede al locale vero e proprio." Gli spiega June, con un tono confabulatore quasi fossero davvero ancora in quel periodo storico.

"Forte! Peccato non averlo scoperto quando abitavamo qui, sarebbe sicuramente piaciuto ad Alex."

"La prossima volta, quando sarete entrambi a NY, facciamo una serata qui, anche con Pez!" Interviene Nora.

Alla fine, vengono accolti e portati a un tavolo in fondo alla sala, dove prendono un cocktail ciascuno e una porzione tripla di patatine. Henry continua a guardarsi intorno mentre beve un paio di sorsi. Il locale è pieno e scrutando bene si possono trovare veramente persone di qualsiasi estrazione sociale: nota un gruppo di ragazzi appena ventenni, probabilmente studenti di una scuola pubblica, qualche giovane donna in carriera, appena uscita dal lavoro ancora in tailleur e décolleté ai piedi, alcuni uomini d'affari, con la giacca poggiata sulla sedia su cui sono seduti. La sua attenzione viene catturata da uno di loro che lo sta fissando. Con le luci così basse fatica a metterlo bene a fuoco ma vede che ha i capelli scuri e l'aria di chi non c'entra niente in quel contesto, un po' come lui ai primi tempi, quando aveva appena iniziato a frequentare Alex e tra loro c'era ancora un abisso. Quando le luci si muovono e viene illuminato da uno dei faretti lo riconosce. È Matthew, il primo ragazzo per cui ha provato delle vere emozioni. Il primo con cui ha fatto sesso a 17 anni. Uno degli amici di Philip. Sorride, mentre l'altro si alza dal bancone dove è seduto e si avvicina.

"Henry?" Richiama la sua attenzione.

"Matt!" Henry si illumina in un sorriso imbarazzato. "Che ci fai qui?"

"Io lavoro per l'ambasciata qui a New York. Tu piuttosto?"

"Lavoro per la fondazione di Percy Okonjo. E abbiamo dei centri qui a New York."

Si guardano sorridendo e senza dirsi altro per qualche secondo, finché Nora non tossisce per spezzare la tensione del momento. Come se si fosse risvegliato da un incantesimo, Henry scuote la testa riprendendosi.

"Oh, che scortese. Matt loro sono Nora e June. Ragazze, lui è Matthew uno degli amici di Eton di mio fratello."

Nora si alza e gli stringe la mano. "Piacere!"

"Voi siete le due ragazze del trio della Casa Bianca, sbaglio?"

"Esatto, siamo noi. E Alex, il terzo del trio, è suo marito." Interviene June, con tono infastidito.

"Ah, ti sei sposato?"

"Sì, esatto. Circa tre anni fa."

"E lui dov'è? Non lo vedo qui..."

"Perché non viviamo più a New York, ci siamo trasferiti in Texas. Lui è rimasto lì per questa volta."

Alcuni uomini al bancone fanno cenno a Matthew di raggiungerli e così si congeda da loro, non prima di aver chiesto a Henry un contatto per potersi rivedere ogni tanto.

Nora e June si guardano, poco convinte di quel tipo, che sembrava volesse spogliare con gli occhi Henry. Non dicono nulla, ma i loro sguardi valgono più di mille parole.

Quella sera, mentre è nel letto e dopo aver dato la buonanotte ad Alex in videochiamata, Henry riceve un messaggio.

- È stato bello rivederti, mi piacerebbe prendere un tè insieme o anche andare a cena per raccontarci cosa ci siamo persi in questi anni. Facciamo domani prima che parti? -

Trattiene il fiato per almeno un paio di secondi, poi d'istinto risponde.

- Sì, mi piacerebbe -