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Ritmi di Pasqua

Summary:

Tanto tempo fa, nelle isole Calamaio, due uomini senza scrupoli fecero la loro conoscenza..
Ma al tempo corrente, negli anni 30, quella conoscenza rischia di mettere a repentaglio l'Inferno stesso. Infatti è da San Valentino che Satanasso preferisce passare il tempo a dare feste con il suo Primo Demone, piuttosto che dedicarsi alla raccolta d'anime! Eppure, secondo Stickler, esiste una soluzione: un'antico artefatto mistico che compare solo il giorno di Pasqua..
Nel frattempo, anche Cuphead e Mugman vengono a sapere di questo misterioso Uovo delle Uova di Pasqua. E faranno di tutto per trovarlo per primi, se non altro per sfuggire alla noia mortale di una giornata passata a fare nulla!
Chi la spunterà, i due fratelli vogliosi di avventure, il Diavolo che non ha intenzione di cessare le sue feste, o Re Dado, che non vede l'ora di provare al suo amato capo che quando c'è un'emergenza può sempre contare sul suo Numero Uno?

Notes:

Pasqua, 116 anni fa. Qualcosa sta succedendo sulle scale del teatro di Calamaio...

(See the end of the work for more notes.)

Chapter 1: Un talento insolito

Chapter Text

   22 Aprile 1821

   Abbiamo già detto che le festività nelle isole Calamaio erano prese incredibilmente sul serio? Forse lo avevamo detto, in un'altra storia.. ma quante cose ci sarebbero ancora da dire di quelle feste! 

   Ce n'era una ogni mese dell'anno: una vecchissima tradizione voluta sia da cittadini che dai sindaci, perché a tutti era sembrato alquanto stupido rendere divertenti alcuni mesi e assolutamente noiosi altri. Era già una seccatura dover accettare che la maggior parte dei giorni non fosse festiva, figurarsi accettare un intero mese senza una scusa per fare baldoria!

   E ovviamente, alle dodici feste locali si dovevano aggiungere tutte le celebrazioni civili, quali matrimoni, compleanni, nuovi nati, nuove aperture di locali (alle quali partecipavano solitamente tutti gli abitanti delle isole), gli anniversari..

   Insomma, ogni scusa era buona.

   Non tutte le feste, tuttavia, erano ugualmente gradite da tutti. E fra le tante occasioni annuali proposte, Pasqua non era certamente in una posizione favorevole nella lista di gradimento di Satanasso. 

   Non è che avesse particolarmente in astio la Pasqua, a dire il vero. Semplicemente, gli pareva molto più noiosa rispetto alle altre. 

   C'era questa atmosfera pacifica che rendeva parecchio difficile la raccolta d'anime. Tutti quei mielosi babbei che si stringevano le mani scambiandosi messaggi di leziosa felicità sembravano particolarmente immuni alle tentazioni, quel giorno. Come se indossassero una maledetta armatura anti - diavolo, o un maglione dell'invulnerabilità.

   E a dire il vero, nemmeno le tradizioni avevano un appeal particolare su di lui. Fondamentalmente si trattava di abbuffarsi come la borsa dell'esattore, mangiare dolci a forma di uccelli, stare a tavola per ore e ore e poi continuare a non fare nulla fino a sera. 

   L'unica cosa che, almeno i primi tempi, aveva catturato la sua attenzione, era la caccia alle uova. La mattina, i bambini sembravano divertirsi a cercare delle uova colorate lasciate lì da un ignoto leporide. Le cercavano in ogni angolo della città e delle proprie case. 

   Ora, tutto di Satanasso esprimeva buio, magma fuso, urla di terrore, artigli e zanne acuminate; ma questo naturalmente non significava che tutto ciò corrispondesse ai suoi gusti

    In effetti, tutte quelle ovette sgargianti avevano solleticato più volte uno strano istinto primordiale sopito (e per lo più disconosciuto), che lo spingeva a partecipare alla caccia al tesoro per appropriarsi per primo di quelle più variegate!

   Ma persino quell' arcobalenico passatempo, dopo qualche centinaio d'anni, gli venne a noia. Anche perché competere con dei bambini non offriva poi molti stimoli: se all'inizio era divertente provocare un'ondata di piagnistei di mocciosi delusi, era pur sempre vero che si trattava di stupide uova sode.

   "Daaah, boss? Ma ne è sicuro? La caccia alle uova l'hanno già fatta stamattina...!" stava dicendo Henchmen, da dentro l'Ascensore Infernale. Tutt'attorno, i boschetti di Calamaio stavano facendo del loro meglio per sfoderare le fioriture stagionali, il che rendeva il contrasto con il malefico macchinario (che ai tempi oltretutto emergeva dall'erba con una fumana di vapore bollente) ancora più stridente. 

   L'ascensore si aprì, e l'impettita figura del Re dell'Inferno, con le mani reggenti il forcone poggiate dietro la schiena, camminò stancamente sul tappeto erboso e fiorelloso del mondo di superficie. 

   "Henchmen, la cosa più divertente che potrei fare oggi non è niente che non abbia già provato almeno un miliardo di volte. Questa è una novità! Hai sentito anche tu quella piaga.."

   "E' vero, non era mai successo che a Pasqua il conta - anime funzionasse!! Ma deve calcolare gli incidenti casuali!!" sorrise pacioso il diavoletto viola. "Sa, magari qualche citrullo si è divertito un pò troppo, ha messo il piede in fallo da qualche parte e BAAM!! Passare dall'altra parte è un attimo!!"

   "Beh, il citrullo di solito non finisce automaticamente nel mio stoccaggio anime!!" Satanasso piantò il forcone per terra, brandendolo come uno stendardo. "Questo qui era un gaglioffo della peggior specie, e hai sentito cos'ha detto Stickler? In qualche modo mi ha venduto l'anima! E nessuno dei miei demoni ha lasciato la base!!"

   Il diavolo allargò le braccia, quasi monologando tra sé. 

   "E' successo qualcosa di strano, Henchmen! E proprio oggi, fra tutti i giorni!! Non sopporto il non sapere il perché succedono cose strane a me!!"

   "Ola Kalà, boss!!" disse il demone facendo un gesto con la mano. 

   "Argh!! Henchmen, quante volte te lo devo dire?? Il greco lo usiamo solo per le occasioni solenni!! E' troppo.. demodé..."

   "Aah... Allora O.K., boss!"

   "Oh, mi piace così!! Ha un bel suono!!" approvò Satanasso, voltando le spalle compiaciuto. "Non ci vorrà molto! L'anima proveniva dal paese, sarò di ritorno per l'ora del té.."

   E mentre l'ascensore discendeva nuovamente negli inferi, incamminandosi lo scuro individuo trasmutò. 

   Perché sebbene adorasse piombare fra i mortali nelle sue reali sembianze, non avrebbe ottenuto grandi informazioni seminando il panico e provocando caos.

   Perciò mise su la faccia di un uomo baffuto, apparentemente senza età, vestito di un verde smeraldo con un grosso papillon rosa acceso annodato sotto il mento. Né ricco come il re di Francia, né sgangherato come un umile contadino, sempre che quegli zotici ne sapessero qualcosa della moda di Londra. 

  Si tenne il forcone, però. In effetti c'era più fermento del solito, quell'anno. C'era anche da dire che non risaliva per il giorno di Pasqua da più di mezzo secolo... 

   "Che strano!" disse fra sé. "Le feste desuete o finiscono nel dimenticatoio, oppure diventano una scusa per vendere sandwitches per strada!! Ma non sono mai più interessanti!"

   Satanasso guardò la gente in piazza ciancottare e sfoderare degli strani passi di danza vivaci. Sembrava un giorno di mercato senza il mercato.

   "Cosa?? E' mezzogiorno e la gente non si sta ingozzando come tacchini al Ringraziamento??" si chiese, sconvolto. "E cos'è tutta quella folla laggiù??"

   Dapprima avrebbe giurato che il motivo dell'ammassamento fosse da attribuirsi al falò improvvisato nei pressi del teatro, sul quale arrostiva lentamente un grosso animale suinide. Due avveduti calamaresi, uno a forma di forchetta biforcuta e l'altro a forma di coltello, di tanto in tanto tagliavano pezzi di carne dall'arrosto per distribuirli ai paganti.. 

   ..La quale attenzione però era presa da altro. Sembrava esserci una disputa sulle scalinate. Si sentiva un gran vociare, commenti confusi della folla, risate e scommesse.

   "Ma che.." mormorò, avvicinandosi e tendendo le orecchie. 

   La secca voce di un violoncello umanoide stava facendo una tirata: "LEI HA VERAMENTE PASSATO IL LIMITE!! Non si rende conto che è già ora di pranzo e lei sta rimandando il concerto di Pasqua con le sue assurdità!! Non ha le qualifiche!! Scenda subito dalle scale!!"

    Di fianco a Satanasso, una giovane donna-gomitolo sbraitò facendosi aria furiosamente col ventaglio: "Non è vero, c'era un posto libero, lo avevate scritto sul proclama!!"

   "LEI STIA ZITTA!! Il posto libero era per  un soprano o un tenore, non per un buffone da strada!!"

   "Beh, il "buffone" potrebbe intrattenere più gente qui in strada che voialtri in quella stamberga che chiamate teatro!" disse una bella voce arrogante in tono provocatorio. 

   I timpani di Satanasso ebbero una strana rezione nervosa col resto delle interiora. Aguzzò automaticamente le orecchie, gli occhi sbarrati. 

   "E a quanto pare sono l'unico candidato! Mr J, mr. J, mr. J.. C'è tanta brava gente qui, che vuole divertirsi con qualcosa di ..nuovo!" continuò il disputante, abbassando il tono fino a renderlo caramelloso. "...Perché opprimerli con la solita vecchia minestra..?"

   "E' vero! Ha ragione!!" Urlò il pubblico, accalorato. "Basta lagne besiose!!"

   "Senti un pò, NOI NON SIAMO VECCHI!!" Esclamò il violoncello, mentre alle sue spalle alcuni colleghi violini cacciavano fuori delle tossi catarrose. 

   Satanasso cominciò a sgomitare senza ritegno la gente facendo poca attenzione al dolore che infliggeva, per riuscire a vedere la scena.

   "Noi abbiamo studiato, e per studiare ci vuole tempo!!" affermò il vegliardo col dito inquisitore alzato al cielo. "E uno sbarbino come te che può votare per il rotto della cuffia, non può avere l'esperienza necessaria!!"

   "E poi sei un dado!! Che vuoi che ne sappia un dado di musica..?" puntualizzò un clavincembalo decrepito sforzandosi di far udire la propria voce scordata.

   "Strano, mi era parso che ci fosse una specie di prova d'ingresso da sostenere..!" commentò il calamarese con uno smagliante sorriso a trentadue denti. "Non merito una prova d'ingresso, bravi signori..?" 

   E l'ultima frase non era diretta al gruppetto di attempati musicanti a guardia dell'ingresso. No, l'uomo con la testa a forma di dado si stava rivolgendo al pubblico

   E con un'occhiolino procace provocò uno starnazzamento di approvazioni sovraeccitate. E a parte l'unica persona col forcone lì in mezzo, (che si irrigidì dilatando le pupille), cominciarono a piovere le risatine e le concitazioni ai danni degli archi.

   Mr Johan, che pur se tradizionalista non era stupido, occhieggiò le reazioni della folla. 

   "E va bene, prova sia!" annunciò alla fine. "Ecco, questa è la composizione da esibire oggi! Se sei bravo come dici non avrai problemi a leggere lo spartito.."

   E allungò un plicco di fogli che l'altro agguantò (nel vero senso della parola, notò Satanasso fissando i guanti candidi del paesano) facendo particolare attenzione a non sfiorare  nemmeno per scherzo le mani del suo interlocutore. 

   Purtroppo però questa premura espose il plicco di fogli alla fionda di un bambino-chitarra sbucato dietro al deretano di un contrabbasso. Con un "GASP!!" di disappunto, il dado guardò i fogli finire nel falò sotto il suinide in cottura.

    Satanasso sbirciò la piccola chitarra, ancora memore di quella strana anima clandestina arrivata all'inferno il mattino presto.

   "OH, CHE PECCATO!!" Esclamò con sadica enfasi Mr. Johan. "Beh, direi che possiamo procedere lo stesso!! Visto che sicuramente hai studiato conoscerai a memoria il pezzo! E' un classico!!"

   Ora Satanasso sbirciò per un attimo Mr. Johan, sezionando la sua figura con calcolata malizia... 

   Ma la sua attenzione fu catturata di nuovo dall'uomo con la testa a dado, e dal cambio di espressione sul suo volto, che colse lui e soltanto lui.

   Durò solo un istante, ma per quell'istante un qualcosa di simile al digrignare di una fiera passò sul volto dell'aspirante musicista, per poi essere convertito in un sorrisetto licenzioso. 

   Da quel momento, per il diavolo il resto del mondo sparì. 

   Perché sì, gli archi cominciarono a suonare un motivo primaverile bello vivace, diverso in effetti dalle solite cantilene..  Ed era un motivo sul quale si sarebbe dovuto cantare. 

   E su quel motivo sì cantò, ma come nessuno lo aveva mai cantato prima, e come nessuno aveva cantato mai niente del genere prima d'ora. La voce del dado era limpida e potente, melodiosa e vibrante, più ricca dell'orchestra stessa che l'accompagnava. C'era solo un problema: non stava dicendo niente di sensato. 

   Blaterava suoni ritmati improvvisati, usando il proprio apparato vocale come una serie di strumenti complementari. 

   Ma non si limitava a questo, oh, no.. Quell'agile villico riusciva anche a ballare con energia nel mentre, talvolta pestando il ritmo con le scarpe di cuoio  (estremamente pulite, per essere di fattura modesta), oppure approfittando della strana fisicità da calamarese per piroettare con insospettabile grazia mantenendo la testa ferma in un punto. 

   Sembrava divertirsi un mondo. 

   Probabilmente si stavano divertendo un mondo anche i compaesani, ma ormai erano svaniti in una massa di niente grigio, chiassosa, che ogni tanto Satanasso si impegnava di redarguire con ferocia. 

   Gli archi terminarono prima del vocalista, che ci tenne a concludere la performance con il suo pezzo. Uno degli archi, di nascosto, aveva preso a battere il piede in sincrono col ritmo imposto dal dado. 

   Fu bacchettato senza pietà. 

   E una volta che lo scroscio di applausi si quietò, Mr. Johan decretò il verdetto finale.

   "Direi che hai assolutamente fallito la prova!"

   "COSA???!!"

    Gli occhi di tutti si spostarono su Satanasso, che sussultò silenziosamente di sorpresa per la situazione imprevista.

   " 'Cosa, 'COSA??! Sei sordo?? Non ha fatto altro che sproloquiare quisquillie!!"

   Satanasso, essendo chi era nonostante il travestimento, non vantava esattamente una fama di calma, dignità e classe.

   "Stava CANTANDO, razza di avanzi per il caminetto!! Chissenefrega di quegli stupidi, ampollosi testi!! Ha espresso più lui in tre minuti che tutte le farse operesche degli ultimi 300 anni!!!" 

   "E' vero, è stato divertente!" fece eco qualcun altro. Gli altri seguirono a ruota.

   "A me è venuto da ballare! Non mi era mai successo!"

   "Lo ha fatto anche l'altro giorno, fuori dall'emporio! Io l'ho visto!"

   "A me fa un pò ridere, ma mi piace!!"

   "Zubidu ba ba ba!!.." fece uno tra sé e sé, tentando di imitare il tono.

   "MACCHE' ZUBIDUBA!!" Esplose il violoncello, rosso in volto. "Ma che vuol dire, non ha senso!!!"

    "Beh, non è che la musica che fate voi abbia esattamente senso, signori!" rimbeccò il dado. 

   "Chi la compone.. e ovviamente non parlo di voialtri, che siete dei meri valletti musicali.." puntualizzò con veleno vellutato e un gesto laconico della mano "..di solito pensa a quello che fa sentire! Mai udito che Mozart avesse tanto a cuore le parole, non credete..?" 

   E ancora una volta non si stava rivolgendo agli archi.. ma nemmeno al pubblico. L'unico individuo a cui dedicò la propria attenzione questa volta fu solo l'uomo col forcone vestito di verde.

   "Oh, ma che scontatezza da babbei!" rimarcò Satanasso, incrociando il suo sguardo. "L'uomo che non ha musica dentro di sé, ed è insensibile agli accordi delle dolci melodie, è pronto per tradimenti, stratagemmi e rapine!"

   In realtà in retrospettiva, Satanasso avrebbe giurato che quel momento fu pateticamente ipocrita; perché nel secolo che seguì avrebbe ricordato molto più nitidamente gli innumerevoli discorsi gremiti in quel quartetto di iridi piuttosto che il motivo suonato dai vecchi gaglioffi. 

   C'erano incontri che segnavano il destino del mondo. Delle volte per il bene e delle volte per il male, e a seconda dell'inclinazione di ciascuno il risultato poteva essere entrambi. Nel caso del diavolo in persona, le cose si fanno contradditorie facilmente.

   "..Come fa a conoscere Mozart..? Sicuri che non abbia studiato..?" bisbigliò una viola nel gruppo di archi ai suoi compagni, dubbiosa.

   "Visto? Questo è ciò che intendo! Classe!! Gusto! Estro!!" disse il dado indicando col pollice l'uomo vestito di verde. "Allora.. che ne dite? Diamo retta al poeta..? Svecchiamo un pò queste suole..?"

   E davanti all'esasperata concitazione del pubblico, dopo un'interminabile rimuginamento di fiele, Mr Johan ammise: 

   "E va bene. Facciamo pure questa scemenza. Alla fine ti si sente sopra gli strumenti, e l'intonazione non è malvagia.."

   Il dado emise uno strano ululato di giubilio facendo una piroetta su se stesso, tra gli applausi soddisfatti.

   "..Ma ormai rimandiamo a stasera. Si è fatto tardi e ho una fame da lupi!! Al battere delle 18 qui davanti, signor..?"

   "Dado. Mr. Re Dado, per voi, Mr. Johan.." disse Re Dado sistemandosi il colletto della camicia pulita sotto il gilet viola. 

   "Pfft.. che spaccone.." brontolò il violoncello facendo dietrofront nel teatro seguito dai suoi compari. 

   A quel punto fu un delirio. 

   TUTTI i presenti tentarono di approcciare Re Dado, che schivò i contatti fisici con l'agilità di un serpente spostandosi nella posizione più sopraelevata possibile!

   "Lusingato delle attenzioni, miei cari ammiratori!" tentò, arrampicandosi rapido su un lampione ad olio. "Ma credo che sia arrivato il momento per voi di dedicarvi alle vostre faccende pasquali...!"

   Un calamarese assatanato prese a salire a sua volta il palo, costringendolo a salire più in su. Frattanto, alcuni di loro attingevano con le mani dal pezzo di carne fumante mentre si godeva la scena. 

   Il calamarese a forma di piatto tentò di toccargli un lungo polpaccio.

   "No!! SCIO'!!! Cosa tocchi??? Non si tocca!!" disse Re Dado, prima minacciando di dare un calcio e poi calciando via la testa  dell'impietoso inseguitore con un lontano "CRASH!". 

   Fu nel mentre che qualcun altro cercò di replicare l'impresa del piatto (il cui corpo cadde tramortito come un sacco di patate) che accadde la cosa

   Perché d'improvviso non c'era più nessun lampione. 

   Non c'era più nessuna folla, nessun teatro, nessun falò e nessun suino arrosto. 

   Quello che c'era era una radura verde, con qualche pratolina incassata qua e là, in un cerchio di alberi in mezzo al bosco. Re Dado emise un gridolino di panico sorpreso, tenendosi in equilibrio sulle mani mentre si aquattava per terra. 

   Dopo qualche minuto di silenzio, occhieggiò l'omino col forcone vestito di verde che lo fissava con espressione indecifrabile. 

   "..Ma che diav..!"

   "Precisamente."

   L'omino baffuto lo accostò. "Bel colpo!"

   "Cosa..?"

   "L'importuno piatto di prima. Sai fare buon uso delle gambe!"

   E con questa frase miagolata, gli porse educatamente la mano.

   Re Dado fece scorrere più volte lo sguardo dalla mano al viso del misterioso aiutante con diffidenza, prima di accettare l'aiuto. Sorprendente come un uomo della sua stazza sembrava pesar meno di un sacco di piume. 

   Satanasso sospettò che si fosse alzato da solo con un movimento fluido degli arti inferiori, e che avesse accettato la mano solo per galanteria. 

   Ma come si era posata, la mano scivolò via con la sfuggevolezza di una farfalla. "Va bene.. quindi cos'è che sei..? Uno stregone di qualche tipo, oppure uno di quegli stramboidi che giocano con le provette.." 

   "Suppergiù!" sorrise fiero il Diavolo, rivelando le proprie sembianze. 

   O meglio, non si presentò esattamente come al solito. Per qualche strana ragione che si rifiutava di esplorare, si tenne indosso gli abiti verdi da english gentlemen. 

   Probabilmente era una questione di adeguatezza, si raccontò. Il giovanotto era abbigliato in modo straordinariamente dignitoso e pulito per essere anche solo il figlio di un mercante, quindi era perfettamente plausibile che..

    ..il giovanotto sussultasse in falsetto mettendo immediatamente cinque metri tra loro due.

   "OH, PORCA P..!" Tacque irrigidito, fissando sconvolto il dito artigliato che gli tappava la bocca.

   "Per favore, mi serve solo una piccola informazione!" fece affabile il demonio, più che lieto dell'effetto che il teletrasporto faceva sui mortali. Sorrise con tutte le zanne. "E mi sembri l'unico essere vivente meritevole di respirare, qua intorno. Vorresti gentilmente aiutarmi..?"

    Re Dado deglutì rumorosamente.

  "C..certo....?" mugugnò con un angolo della bocca da dietro il dito. 

   Satanasso ritirò la mano soddisfatto, e guardò l'altro assicurarsi della situazione amichevole prima di rassettarsi l'abito. 

   Re Dado di solito non guardava la gente. Era più corretto dire che vi posava lo sguardo sopra, anche se alla fine dei conti era l'equivalente di fissare per sbaglio un marciapiede. 

   Ma più secondi passavano, più quegli occhi scuri divoravano ogni dettaglio della figura cornuta, la quale materializzò distrattamente un cappello che usò per farsi aria.

   "Beh...?" 

    "Ahem..! Percioooooò.. è proprio lui ?"

   Satanasso ruotò deliberatamente gli occhi.

   "Belzebù..? Mr. S? Il Grande S..?"

   "Sì, sì, tagliamo corto con questi convenevoli.." 

   "E viene proprio dall'Inferno..?"

   "Ma come siamo intelligenti..!"

   "Lo avevo capito dalle corna.......!"

   Satanasso dovette elaborare il ghignetto divertito sotto i baffi del giovane per cogliere l'ironia nel tono mellifluo.  Girò la testa dall'altra parte per nascondere un sorrisino. 

   "Uh, abbiamo un vero detective, qui..!"

   Detto ciò impugnò il forcone e scaricò un cerchio di fuoco tutto intorno alla radura. Re Dado sobbalzò, fissando impressionato le alte fiamme.

   Ebbene sì: era solo a scopo dimostrativo. Anche perché cominciava a sentirsi un discreto cretino a fare sorrisini e sventolare il cappello come un marinaio dopo dieci anni che non vede la terraferma.. Ed era una sensazione completamente avulsa a qualunque fibra del suo essere.

   Funzionò, a quanto pare.

   "Ascoltami bene, ora, mio talentuoso amico!" disse con il cappello sul fianco. "Oggi ho ricevuto un'anima malvagia. Io non ricevo mai anime malvage il giorno di Pasqua!"

   Re Dado stava sudando, e aveva incassato un pò la testa cubica fra le spalle. EPPURE ebbe il coraggio di dire:

    "Ahah.. i conigli lasciano strane uova all'Inferno, eh..!"

   Satanasso si masticò l'interno della guancia e contrasse un paio di volte il nervo dell'occhio.

    "Non era un semplice idiota morto per un cotechino di traverso!! Quell'anima era per me , non per i gironi. Il che significa che me l'ha volontariamente ceduta!" 

    Re Dado occhieggiò intorno, un pò incerto.

   ".........Yay...?" 

   "Yay, già... Solo che io non ho rilasciato alcun demone quest'oggi!" Satanasso prese a girargli intorno come un falco. "Quindi la domanda è: come ha fatto a vendermi l'anima e poi passare all'altro mondo come un perfetto imbecille subito dopo..?"

    Qualcosa balenò negli occhi di Re Dado come una folgore.

   "Oh. OOOOOooooooh!! Ehehe.. AHEM!!" ridacchiò massaggiandosi la nuca. "Mi sa che ho capito, Big D.. Lo sa, stamattina..!"

   "Oh, shhht! Non c'è bisogno. Mostrami!" istruì il demonio con un molle gesto della mano, riprendendo a farsi aria col cappello.

   "Mostrarle che cosa..?"

   "Mostrami dov'è successo!"

   "Ah..! Certo... Dietro il fienile!"

   Satanasso ruotò abilmente il forcone poggiandone l'estremità a terra, e l'istante successivo il paesaggio attorno a loro era cambiato di nuovo. 

   Ora si trovavano sul retro di una grossa baracca di legno un pò sfasciata, il terriccio semicoperto di assi e paglia. Da lontano si sentiva il vociare della gente a tavola e delle forchette sui piatti. Era evidente che i calamaiesi fossero completamente presi dai loro banchetti.

   Satanasso lanciò un'ultima occhiata al suo compagno per buona misura, con sguardo giudice e autoritario... Il Diavolo apprezzava i bugiardi, ma detestava quando il soggetto delle menzogne era lui.. Perciò ci mise dell'impegno in quell'occhiata, assicurandosi di digrignare appena i denti facendo fuoriuscire del vapore, e accendere gli occhi di un color rosso rubino. 

   Il messaggio doveva essere chiaro: non provare a prendermi in giro. E fu assai sorpreso dal trovarsi davanti ad un largo sorriso e due grandi occhi luccicanti. 

   "WOW, Big D..! Quando si dice stile.. Ogni cosa che fa è un carosello di meraviglie.."

   "Oh, è che io.." fece Satanasso reprimendo con forza l'istinto di fare le fusa. "..prendo il mondo per quel che è: un palcoscenico in cui ognuno recita la sua parte!"

   "...Se mi avessero detto che il diavolo era anche un poeta non ci avrei mai creduto!" 

   "Grazie, ma quello era il Come Vi Piace.."

   "Che...?"

   "UGH!!! Un libro di Shakespeare!!" disse esasperato Satanasso. "Sai chi è Mozart ma non sai chi è Shakespeare??"

   Re Dado sorrise con tutti i denti. "Beh, non è che un panettiere debba saper fare i vasi, anche se smanazza la pasta tutti i giorni..!"

    "Eheh.. Questa era da 'Il Fornaio Ambizioso'.."

   "Ah sì?!"

   "No, scemotto. Non esiste quel libro.."

   "......Dehehe.. beh, non suonava male però.." 

    Mentre ridacchiavano, Satanasso abbassò la punta del forcone, dalla quale uscì uno strano flusso trasparente.

    Una scena si materializzò davanti ai loro occhi, traslucida e distante, come un discorso ascoltato attraverso una parete di mattoni; e tuttavia le parole erano ben distinguibili. Due uomini stavano in piedi sulle assi di legno non fissate.

   "..Quindi, secondo te non posso propormi perché...." stava dicendo Re Dado di quella mattina.

   "Perché sei un dado, ovvio. Chi ha mai visto un dado in un orchestra?? Sarebbe ridicolo, su!" rise un cabrette stonato. 

   "E' straordinario!!" commentò Re Dado guardando il prodigio. 

   "Ecco, è questo che intendo: rendere straordinarie le cose ordinarie!! Questa è una nuova frontiera dell'intrattenimen.."

   "Shhh.." fece Satanasso, osservando la scena.

   "..Suvvia, amico.. I dadi non saranno strumenti, ma le cabrette stanno passando di moda!!" ridacchiò il Re Dado traslucido.

   "GASP!! Neanche per sogno, siamo solo di nicchia!! Per intenditori!!"

   "Humm.. può darsi.. ma guardiamoci in faccia, amico.. hai mai visto un cabrette in un'orchestra?"

   "URGH!!" il cabrette si massaggiò il mento, in dubbio. "Beh, Potrei sempre essere il primo.."

   "E io potrei essere il primo dado!" disse lui sorridendo. 

   "Tsk!! Senti, non fare storie! Rinuncia e vai a fare qualcos'altro! Che ne so, apri una sala da gioco.."

   "UH!! Che bella idea!! Facciamo così!" fece raggiante Re Dado traslucido, estraendo qualcosa dalla tasca.

   Satanasso guardò automaticamente la tasca del Re Dado che aveva al suo fianco, il quale non perse tempo: senza bisogno che glielo chiedesse, ne estrasse il contenuto e glielo mostrò con un sorriso saputo.

   Erano un paio di dadi rossi traslucidi, oggetti di straordinaria fattura e completamente fuori luogo in un paesaggio così rurale. Come Re Dado, del resto..

   "Allora chi fa 7 per primo, vince la prova.."

   "Ferma lì, zuccherino!" aveva detto il cabrette alzando una mano. "PRIMA le condizioni. Se vinco io, continuerai a esibirti per strada E vestito da giullare!"

   "Aspetta.. perché da giullare..?"

   "Per abbassare la media!! Sei fin troppo... VISTOSO.

   "Thehhehe... Aveva proprio ragione! Sto una favola con il gilet personalizzato.." commentò Re Dado sistemandosi gli abiti.

   Satanasso, con lo sguardo perso nel vuoto, valutò silenziosamente quanto potenziale di abbruttimento avesse un costume da giullare.  

   "D'accordo.. Ma se vinco io te ne andrai al Diavolo e non ti farai mai più vedere se non per fare i complimenti a me!" Re Dado aveva non aveva pronunciato il "ME": lo aveva letteralmente baciato fuori dalla bocca, il che sembrò alterare oltre misura il fagottoso contendente.

   "Sì, va beh, certo... TIRA QUEI DADI, che se no stiamo qua fino a stasera!!"

   "Piano, piano!! Questi birichini hanno bisogno dei loro tempi.."

   Ciò detto, l'immagine si fece confusa. Si sovrapposero diversi tiri, almeno sei, e fatidicamente solo il settimo diede l'agognato numero sette.

   "Hey!" Esclamò Re Dado. "Che gli prende..? Non funziona bene..?"

   "E' evidente che siano ricordi dell'anima che ho divorato stamattina.." Spiegò placido il Diavolo. "Non c'è da sorprendersi se si vede male.."

   Re Dado storse il naso e i baffetti sotto il naso.

   "Che schifo..!"

   "Sì, in effetti non era neanche granché!"

   La visione si concluse con un puff!

   Satanasso occhieggiò Re Dado. 

   "Cioè non è dipartito per motivi naturali, dico bene..?"

    Re Dado si incassò nelle spalle. "...........EEEEeeeeehmmm.. Sì e no...? Nel senso.. A quel tizio non andava giù che avessi vinto io.."

   "Hmmm.. " Satanasso lo scrutò con gli occhi gialli ridotti a fessure. "Hai barato??"

   "NO!!" fece indignato Re Dado. "Potrei.. aver ballato un pò su queste travi instabili ad ogni tiro, ma detesto giocare coi dadi truccati!!"

   Il ballerino fece scorrere dimostrativamente i due dadi sul palmo della mano. 

   Ora Satanasso fissò le travi. Poi impiegò diverse ere quantiche a percorrere il metro e novanta di Re Dado per tutti gli 80 kg intermedi.

   "Quanto ci hai ballato sopra, esattamente..?"

   Re Dado spinse fuori una risata un filino isterica. "Ecco.. sa com'è, quando sei preso dall'entusiasmo del gioco..!"

   Con un piede che somigliava di più alla zampa di un gatto, il demone spostò un mucchietto di travi sistemate di recente.

   Entrambi fissarono il buco sottostante. Re Dado prese a fischiettare con le mani in tasca, studiando la dinamica delle nubi. 

   "Oh...!" 

   "Queste vecchie catapecchie..! E poi vogliono anche alzare le tasse! Ho ragione, Big D..?" 

   "Quindi il mistero è risolto!" decretò Satanasso, materializzando col tridente delle travi salde su quelle sfondate. "In effetti sono..impressionato!"

   Dado, che nel frattempo si era spostato nelle immediate prossimità del demone perdendo cm ad ogni passo, considerò l'affermazione.

   "E.... ed è una cosa brutta..?"

   "Ma NO, testa di porcellana!! E' stato splendido!! Mi hai procurato veramente un'anima tramite procedura regolare!! E senza alcuno sforzo, per di più!" sorrise radioso Satanasso. 

   "Oh!!" Re Dado rispose con un sorriso ancora più largo, rilassando un pochino le spalle. "Beh, è stato un piacere, allora! Guardi, era per il bene comune! Non aveva proprio la stoffa del mestiere.."

   "Tu hai del potenziale!!" la spalla di Re Dado sussultò impercettibilmente sotto la mano artigliata del diavolo. "Nessun mortale era mai riuscito a fare nulla del genere senza prima venire a patti con me!!"

    Dado tirò su un sopracciglio, lasciandosi guidare lontano dal fienile di nuovo verso il bosco. "Non per sminuirmi, ma credo che parecchia gente si sia mandata al Diavolo, Big D..!"

   "Sì, ma di solito non lo intendono davvero. E soprattutto, di solito la gente non accetta di andarci!" Disse passando sotto un arco di fogliame. "Vieni con me, ti offro il pranzo! Voglio proprio fare due chiacchiere, ci sono così tante cose che devo sapere di te.."

   "Col suo benestare, Big D.. UUhhm.. Ecco, forse dovrebbe sapere che io avrei delle abitudini alimentari un pochetto diverse dalle sue..!"

   "Lo so, sciocchino. Lo so.." 

    E così sparirono nel buio del bosco.

 

CONTINUA.....