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Kiyoomi non riesce a crederci.
Pensava di aver già scontato abbastanza karma, o comunque non pensava che il Fato, il Destino, Anankè o chi per essi ce l’avesse così tanto con lui.
Sì, perché – tra tutti e avendo pescato per primo – beccare il nome di un certo alzatore biondo e molesto, vuol proprio dire che qualcosa si sta accanendo contro di lui.
Fissa inebetito il fogliettino sul quale spicca, e ammicca, il nome di Miya Atsumu.
Cristo! Già non la voleva fare questa stupidissima cosa del Secret Santa, ma non poteva di certo sottrarsi senza suscitare un’insurrezione nazional popolare della squadra, dato che si è unito da pochi mesi ai Black Jackals.
L’unica soluzione possibile per sottrarsi a questa costrizione sociale sarebbe quella di ucciderli tutti, ma non gli pare molto funzionale come cosa.
Nemmeno richiamare indietro Hinata, che sta facendo il giro tra di loro con il sacchettino di velluto rosso con tanto di cappello di Babbo Natale calato in modo disordinato sopra i suoi capelli ramati, e rimettere dentro il foglietto con il nome di Atsumu, è una soluzione plausibile o socialmente accettabile. Di sicuro gli altri inizierebbero a protestare e ad uscirsene con qualcosa del tipo che rovina lo spirito natalizio e cose simili.
Kiyoomi emette un piccolo sospiro disperato, mentre dentro di lui si alza un urlo frustrato e silenzioso.
Non può sottrarsi.
E non si sottrarrà, non è nel suo stile né tanto meno nel suo carattere.
Resta il problema che non ha la più pallida idea di cosa poter regalare a Miya Atsumu. Ad uno che sembra avere tutto, molto semplicemente perché la Vita gli ha già messo tutto tra le mani.
Kiyoomi, attento a non farsi vedere perché altrimenti rischierebbe di farsi scoprire e addio effetto sorpresa, lancia un’occhiata verso Atsumu. E, come sempre, si sente morire. Accecato dal rifulgere dell’altro, il quale – quasi sentendosi chiamare dall’intensità dello sguardo di Kiyoomi – volge lo sguardo verso di lui. E si riprende dalla sorpresa di essere osservato nel giro di un istante, il maledetto, e ammicca al suo indirizzo, strizzandogli l’occhio.
Del cianuro, ecco cosa potrebbe regalargli, pensa Kiyoomi. Di sicuro quel sorriso da sprangate sulle gengive, sparirebbe così.
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A fine giornata Kiyoomi sente un pericoloso mal di testa piantarsi come un chiodo in mezzo al cervello, tanto si è scervellato per pensare a dei regali plausibili ed è costretto a rivedere la prima opzione alla quale aveva pensato. Chiedere aiuto a Motoya, che interceda per suo conto tramite Rintarou, perché le altre opzioni non sono minimamente contemplabili.
Bokuto è da escludere per vari motivi. Primo ha in testa solo Akaashi, secondo se ne uscirebbe con qualcosa di improponibile, terzo non sa mantenere un segreto manco se fosse uno dei misteri di Fatima.
Dicasi lo stesso di Hinata. Non è un’opzione opinabile. Di certo più affidabile di Bokuto sotto diversi aspetti – non che ci voglia tanto, eh! – ma di sicuro come per Koutarou, Kiyoomi è certo che Shoyo si produrrebbe in un’idea più grottesca, e plausibilmente mortale, dell’altra.
Quindi, ecco: non gli resta che Motoya. Anche se questo equivale a doversi sorbire il sorrisetto di suo cugino, perché Kiyoomi se lo sta visualizzando perfettamente anche se non sono in videochiamata, e la sua espressione da “Lo sapevo io. Ti piace! Ti piace Atsumu!”.
- Toya, ho bisogno che tu chieda a Suna cosa potrebbe piacere a Miya. – diretto e conciso.
°°Ciao anche a te, Kyo.°° ridacchia Motoya, che ha risposto al primo squillo. Carpisce che suo cugino deve essere parecchio disperato e frustrato dal suo preambolo. Lo conosce come le sue tasche.
- Sì, scusa: ciao. – è la replica veloce di Kiyoomi, mentre cammina velocemente per prendere più distanza possibile tra sé e il palazzetto dove gli MSBY si allenano, perché di solito, e non capisce come ciò sia possibile, si trova sempre Miya Atsumu tra i piedi. Intendiamoci, non che gli dispiaccia (così tanto) ma in quella disperata chiamata non può e non deve avere Atsumu che gli trotterella a fianco, dato che la telefonata ha lui come oggetto di conversazione.
°°Rin è qui con me comunque.°° la voce allegra di Motoya calma subitaneamente i nervi di Kiyoomi.
- Strano guarda… - ora è il turno di Kiyoomi di dare un’imbeccata bonaria al cugino. Ultimamente anche Motoya è diventato monotematico, è tutto un “Rin di qua e Osamu di là”.
°°Ok Kyo: ti ho messo in vivavoce, domanda pure.°°
°°Chiederà di Atsumu, non è vero?°° Kiyoomi sente la voce di Rintarou, divertito.
Santo Cielo, quei due sono un’associazione a delinquere, sospira Kiyoomi stringendosi la radice del naso tra pollice e indice.
- Suna sei fortunato che questa sia una telefonata e non un interrogatorio e che Motoya sarebbe molto dispiaciuto se tu morissi. - borbotta Kiyoomi, sentendo le risatine sollevarsi tra i due, così come sente dei piccoli rumori di lotta – Voi due, volete darmi una mano o no? – protesta ora.
°°A patto di una cosa, Kiyoomi-kun.°°
E, no: il tono di Rintarou non gli piace per niente. Ma è disperato, quindi – pur sapendo già a quale morte sta per andare incontro – il silenzio che ne consegue fa capire a Rintarou di poter continuare a parlare.
°°Che tu ammetta che Atsumu ti piace.°°
°°Rin! Non mettere pressione a Kyo!°°
- Voi due: siete un’associazione a delinquere, lo sapete? – ecco che Kiyoomi ci tiene ad informarli – Se non avrete successo nel mondo agonistico, potete tranquillamente andare a fare i taglieggiatori e a riscuotere i pizzi. –
E il tono serissimo con il quale Kiyoomi ha parlato, li fa scoppiare a ridere entrambi di gusto.
°°Ad Atsumu piace il balletto classico. Durante le feste di Natale in particolar modo “Lo Schiaccianoci”. Fanne quello che vuoi di questa informazione, Kiyoomi-kun.°° e Kiyoomi dovrebbe capire, dal tono di Rintarou, tante cose.
In primo luogo che sta in qualche modo tendendo un agguato a lui e ad Atsumu ma anche, al contempo, facendo un favore ad entrambi, ma in quel momento quella informazione lo ha piacevolmente colpito.
- Non avrei mai pensato che anche a Miya piacesse il balletto classico. – eccolo esclamare compiaciuto.
Se Kiyoomi ha una cotta per Atsumu?
No, non è vero.
Sì, è vero.
No, non è vero.
Sì. No. No.
Sì…
Ecco il motivo per cui non può permettersi di non impegnarsi in questo regalo. Perché gli piace Miya per qualche motivo, e l'ultima cosa che vuole è vedere la faccia delusa dell’altro.
La sua faccia. Oh mio Dio, il bel viso perfettamente amabile di Miya Atsumu.
Kiyoomi vorrebbe prenderlo a pugni.
Ok, Google: compra biglietti per il balletto dello Schiacchianoci, giorno 24 Dicembre, ore 18.30
Se solo avesse saputo…
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Quello che sa esattamente Atsumu, invece, è che Rintarou gli vuole bene ma, al pari di suo fratello, trova sempre esaltanti ed originali modi per vessarlo. Anche se lo fa sempre a fin di bene. Forse…
In quel momento, nel momento in cui Kiyoomi si è presentato davanti alla porta del suo appartamento in quel venerdì sera, palesando il fatto di esser lui il suo Secret Santa, Atsumu ha passato diverse reazioni. E passando dall’una alle altre nel modo più veloce possibile, quasi si fosse trovato su delle Montagne Russe.
Omi è il mio Babbo Natale segreto. Questo è un segno del Destino.
Che cazzo significa due biglietti per il balletto dello Schiaccianoci?!
Oh, ma sono DUE! DUE! Quindi vuole dire che Omi vuole venire con me!
Sì, ma cazzo: un balletto classico! Cazzo cazzo, qualcosa di più frantumamento di perchie, no eh?
Sì, vabbé: ma è un apputament… oh… Sunarin!
Ed ecco l’Epifania.
- C’è lo zampino di Sunarin per caso, Omi? – chiede Atsumu, dopo aver ripreso la sua solita faccia di bronzo, mentre sono ancora sulla soglia della porta di ingresso dell’appartamento, dato che Kiyoomi gli ha spiaccicato in mano il suo regalo, in una elegante busta scritta con una altrettanto elegante calligrafia non appena Atsumu ha aperto la porta. E il suo intento sarebbe stato quello di darsi alla fuga se Atsumu non lo avesse trattenuto delicatamente per un braccio. Atsumu sa che non gli piace essere toccato, quindi il tocco è stato veloce anche se deciso. E poi vabbè: Kiyoomi non avrebbe potuto andarsene nemmeno se avesse voluto, dato che Atsumu si era presentato alla porta con i capelli ancora leggermente umidi, i pantaloni grigi della tuta che scendono pericolosamente, mettendo in evidenza gli obliqui che si tuffava nell’elastico.
Kiyoomi deve far riferimento a tutto il suo sangue freddo e al suo autocontrollo per distogliere l’attenzione di questo particolare e registrare la domanda che gli ha fatto Atsumu.
- Sì… - risponde cautamente. Mood della vita: restare sul vago.
- Lo sospettavo. – replica Atsumu e Kiyoomi nel suo volto vede però stendersi un piccolo sorriso, che gli permette di riprendere a respirare. Non ha combinato nessun disastro, Atsumu non si è arrabbiato.
Anche se il momento dopo vorrebbe ucciderlo. Magari strozzandolo con il filo elettrico della luminosa, quanto ridicola, slitta sfavillante e canterina che Atsumu ha usato per addobbare l’ingresso di casa sua per Natale.
- Quindi ti sei consultato con Sunarin per farmi il regalo, eh Omi? – ammicca Atsumu, incrociando le braccia al petto e poggiandosi allo stipite della porta, con un movimento del tutto naturale ma studiato, tanto da farlo sembrare un modello pronto all’ennesimo scatto.
Il sorriso minchionesco di Atsumu sparisce quando vede il sopracciglio destro di Kiyoomi inarcarsi prepotentemente e le sue mani afferrare la busta.
- Me lo riprendo, Miya. –
- No, no: scusa Omi, ti prego. – com’è che con Kiyoomi va sempre a finire che Atsumu si trova ad implorare o mendicare qualcosa?
Però poi è velocissimo a riprendersi.
- Andiamo insieme, Omi? –
- Beh… - ora è Kiyoomi a trovarsi balbettante e confuso per un istante. Per un istante, appunto – Che cosa ti fa credere, Miya, che io voglia a venire a teatro con te? –
- Perché i biglietti sono due. –
- Magari, Miya, ti è balenato nella testa che ti ho preso due biglietti perché sono una persona educata, che sa come si sta al mondo e quindi sa che sarebbe carino che uno non vada a teatro da solo ma in compagnia? – e, dicendo questo, si eleva in tutta la sua poderosa statura. Che, in questo specifico caso, vuol dire essere più alto di quei preziosi centimetri rispetto ad Atsumu.
Ma Atsumu non arretra di un passo. Letteralmente e metaforicamente.
- Appunto, Omi. – ribatte – Ti sto chiedendo se ti andrebbe di venire a teatro con me. –
E, Kami Sama: è forse del rossore quello che ha appena colorato le guance di Atsumu?
Non importa, perché è lo stesso rossore che ha colorato anche le guance di Kiyoomi.
- Sì… - bisbiglia questi – Mi andrebbe di venire a teatro con te, Miya. –
Continua…
