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La foresta al tramonto era silenziosa e pacifica, il sole che tramontava dietro le colline poco distanti da lì colorava le fronde degli alberi attorno a loro di rosso e oro.
Heister, intento a ravvivare il fuoco che avevano acceso per la loro cena in quella radura, osservò prima Frieren, seduta a gambe incrociate e intenta a schiacciare con un piccolo mastello dentro una ciotola delle erbe medicinali, e Himmel, seduto in silenzio poco distante da loro, intento a osservare il vuoto davanti a sé.
"Secondo me, dovresti parlargli, Frieren. Credo che abbia bisogno di te..."
Alle parole sussurrate di Heister nei suoi riguardi, Frieren alzò un sopracciglio, perplessa.
"A che servono le parole? Gli sto preparando un decotto per la sua ferita sul braccio, questo è curativo..."
"A volte le parole curano più di mille medicine..." Sussurrò Eisen in appoggio, intento a sbucciare qualche tubero per la zuppa che cuoceva lenta nel suo tegame in coccio sopra il fuoco.
Frieren era sempre più perplessa riguardo al potere curativo delle parole, da che mondo e mondo i dottori non donano poesie o discorsi per curare le persone.
Tuttavia, vedere Himmel così silenzioso, serio, pensieroso le faceva male, le creava uno scompiglio dentro che non sapeva descrivere.
"Bah, che convinzioni strane avete..." Borbottò Frieren e, nonostante ciò, si alzò in piedi con la ciotola in mano e si sedette vicino a Himmel, che le rivolse uno sguardo allo stesso tempo triste e affettuoso.
"Sei venuta per curare il mio braccio?"
"Si e anche perché il prete depravato e Eisen pensano che tu abbia bisogno di parlare..."
Himmel non rispose subito, mostrando il braccio ferito a Frieren che provvedette a spalmare con generose quantità di quel decotto curativo e a bendare con morbide bende.
Era dura, persino per lui, ammettere di non essere invincibile, di aver avuto paura durante l ultimo scontro con quel demone che avevano appena vissuto.
Era dura ammettere che aveva avuto bisogno di aiuto da parte dei suoi compagni, proprio lui, che la gente chiamava sommo Himmel, che lo definivano eroe.
"Non sono riuscito ad aiutarvi come volevo. Mi sono spaventato. Ho visto...la fine della mia vita davanti agli occhi. So che non puoi capire. Ma prima o poi la nostra vita mortale finirà. E non voglio morire come un codardo, come uno che non ha saputo difendere i suoi amici..."
Frieren rimase un attimo in silenzio, nel bosco silenzioso attorno a loro, le ombre iniziavano a calare leggere.
"Una squadra serve a questo. A sostenersi l uno con gli altri. Non sei chiamato a dimostrare nulla. Sei chiamato solo a essere Himmel. Niente altro. Le tue azioni sono azioni valorose e il loro eco risuonerà per sempre nel tempo..."
Le parole sagge e pragmatiche di Frieren riscossero piano Himmel, che si girò verso di lei e le sorrise appena:
"Grazie..." le sussurrò, vedendola alzare le spalle.
"Ho solo curato il tuo braccio..."
"Hai fatto molto di più..."
Frieren non aveva mai dato così importanza alle parole, fino al mattino dopo quella chiacchierata, quando si ritrovò un biglietto di Himmel attaccato al suo bastone, poche righe nella sua calligrafia elegante:
"Grazie, Frieren. Anche gli eroi hanno bisogno di qualcuno"
Non sapeva cosa aveva fatto di più, a parte mettere un decotto sul braccio.
Sapeva solo che quel biglietto erano anni e anni e anni che ormai era nella tasca della sua borsa, che i suoi amici non c erano più e al suo fianco aveva due nuovi compagni di viaggio e che, ora, aveva così tante parole che avrebbe voluto dire a Himmel, così tante, che sperava davvero che quel suo viaggio lo portasse da lui, per
potergliele dire finalmente tutte.
