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“Quindi … l’organo eh?”
Malleus si girò verso Idia Shroud. O, meglio, verso quella tavoletta blu luminosa che faceva risuonare la sua voce in modo un po’ snaturato e insolitamente penetrante.
Malleus non ricordava di aver mai parlato direttamente con Shroud in tutti gli anni di frequentazione di scuola, tuttavia vederlo chiuso su sé stesso, quasi nascosto, mentre quella … cosa faceva il lavoro per lui non avrebbe mai smesso di stranirlo.
Batté le palpebre, cercando di capire come rispondere.
Da dietro la tavoletta, Shroud alzò gli occhi verso di lui nemmeno un secondo per poi riabbassarli di colpo, come per non farsi vedere.
Forse lo sperava. Sicuramente avrebbe sempre voluto non farsi vedere, ma Malleus sapeva perfettamente cosa significasse venire evitato o dimenticato e non riusciva a non prestare attenzione a ciò che lo circondava.
I capelli di Shroud, inoltre, erano particolari e bellissimi. Con tutto l’impegno del mondo, sarebbe stato difficilissimo non notarlo.
“Sapevi già suonarlo?” Continuò la tavoletta, volteggiando qualche centimetro più avanti. Malleus fu distratto solo per un momento, poi continuò a cercare lo sguardo sfuggente di Shroud. “O hai imparato solo per l’entrata ad effetto?”
“Mi piacerebbe dirlo al vero te.” Si sporse di lato, oltre quell’oggetto parlante e sorrise, vedendo Shroud spalancare gli occhi terrorizzato. “Ti interessa l’organo?”
Le spalle erano strette, tese e rigide e tentava di farsi piccolo quando la sua intera persona lottava contro di lui. Shroud non era minuto né gracile e vederlo comprimersi in quel modo gli dava la sensazione dei felini che si incastravano in scatole di dimensioni decisamente inadatte. Malleus non se ne curò. “Hai una passione particolare per gli strumenti musicali?”
“N..no…” Mormorò impacciato e sembrò quasi costargli tutta la sua vita.
La tavoletta fu svelta a dividerli, inserendosi nel suo campo visivo e facendolo raddrizzare con confusione. “Non si parla di me qua, è stato un ingresso trionfale! Tutti i super cattivi entrano in scena in modo plateale - beh non tutti in realtà ma il cambio di musica e atmosfera è topico per i boss finali, a chi ti sei ispirato?”
“Non capisco.” Non capiva veramente.
Lui e Lilia volevano solo prolungare la notte di Halloween per stare ancora insieme e permettere a tutti di divertirsi, credeva che il malinteso fosse stato abbondantemente chiarito. E ora era un … super cattivo? “Non volevo far male a nessuno.”
“Woho-oho no! Certo che no!” La tavoletta cominciava ad infastidirlo. La raggirò, ponendosi davanti a Shroud.
Quello lo guardò nel panico.
Malleus continuava a non capire. Ma quegli occhi erano grandi, gialli brillanti, dalla forma di mandorle panciute e non voleva davvero staccare lo sguardo. “È… stato b-bello…” Balbettò Shroud, la tavoletta che si spegneva di colpo e ritornava tra le sue mani. Aveva forse capito che non avrebbe avuto successo in quel frangente “C-carino... U-un bel p-pensiero…” Non sembrava pensarlo davvero. Probabilmente si era spaventato, ragionò con dispiacere.
“Ti è piaciuto come ho suonato l’organo.” Lo vide annuire con piccoli scatti, nervosi e veloci, e sorrise. “Non ricordo dove ho imparato, è molto tempo che non suono più. Ma l’organo era lì ed è sembrato … naturale.”
Era come non aver mai smesso.
Le dita avevano accarezzato i tasti con la naturalezza di decenni di pratica, sciolte e rilassate come se avesse continuato ogni secondo della sua vita. Le vibrazioni delle corde gli avevano scaldato il sangue, il suono forte e potente gli aveva invaso i sensi.
Sarebbe stato bello averne uno nel dormitorio.
“Ti piace.”
Nessun balbettio, stavolta. Nessuna paura.
Malleus guardò Shroud e fu stupito di vederlo più calmo, più dritto. Lo sembrò anche lui, che fu svelto ad irrigidire le spalle e affondare un po’ il mento verso il collo. “V-voglio dire … si vede.”
“È vero.” Lo guardò mordersi il labbro e gli occhi gli andarono alle mani che si aprivano e stringevano, si strofinavano tra loro, andavano alle tasche della felpa e venivano tirate fuori come se non sapesse cosa farsene.
Aveva dita lunghe, notò.
Bianche, magre, nervose.
Sarebbero state bellissime sui tasti d’avorio, sarebbero state abili e sicuramente predisposte e Malleus sentì la sua voce domandare “Hai mai suonato?” prima ancora che il cervello potesse pensare alla domanda.
Il respiro di Shroud si bloccò e Malleus ipotizzò quasi che la tavoletta ritornasse a dividerli. Non fu così. “N-non strumenti v-veri.”
Oh. Che risposta curiosa.
“Esistono strumenti finti?”
Sembrò la domanda giusta: Shroud cominciò a scoppiare di vita.
Malleus venne inondato di termini che non avrebbe saputo riconoscere nemmeno con un dizionario traduttore in mano, la mente confusa da nomi che capì troppo tardi fossero di giochi e di strumenti astrusi utilizzati per suonare, o almeno quello che Malleus pensava fosse suonare.
Parlava di velocità e di tecniche – e sì, quello poteva comprenderlo. Ma poi Shroud prese il tablet e lo accese per qualcosa, qualcosa di veramente luminoso e movimentato, piccoli rettangoli e quadrati che scorrevano con velocità crescente e brani che a volte riconosceva, altri che avrebbe voluto conoscere meglio, altri ancora che capì non sarebbero mai dovuti essere creati e Shroud apriva colori e immagini cercando di immergerlo nel suo mondo, le dita che si muovevano sicure e decise e Malleus si sentì bloccare il respiro, vedendo Shroud sogghignare con sicurezza immerso nella sua passione e tentando di condividerla con lui.
“Ovviamente è sorpassato, voglio dire, questa è la versione meno aggiornata e non ci gioco da secoli ma sarebbe interessante vederti distruggere ogni record creato, sicuramente potresti farlo e riusciresti, basta che segui questo -”
“Potrei insegnare a te, invece.”
La cosa sbagliata da dire? Probabile.
Almeno da come Shroud si zittì di colpo e il monologo appassionato morì come era nato, all’improvviso e colpendo il suo respiro.
Malleus sorrise. “Potresti essere tu a vincere. Penso che saresti molto bravo a suonare l’organo, sei abile con quel gioco.”
Vedere quelle dita pallide volteggiare, la cornice blu dei suoi capelli fiammanti a riempirgli lo sguardo, la sicurezza con cui avrebbe spinto sulla pedaliera, quegli occhi ampi e concentrati che non avrebbero ammesso errori.
Forse avrebbe parlato di più. Probabilmente, se Malleus avesse alzato l’argomento giusto, avrebbe sentito la sua voce sciorinare vocaboli enigmatici e oscuri, avrebbe visto nuovamente quel sorriso aguzzo, avrebbe potuto ascoltare la sua risata.
“Sarebbe interessante vincere anche in questo frangente, non credi?” Era un azzardo. Spingerlo a valutare qualcosa di cui potrebbe non essere interessato per quegli occhi e quelle dita e quel sogghigno. “E potrei imparare da te, giocare, sfidarci.”
Malleus voleva davvero conoscere meglio Shroud?
Le labbra tinte di blu si stirarono e si aprirono, i denti vennero scoperti in un sorriso competitivo e Malleus sentì il brivido della conquista attraversarlo, trovandosi a sorridere con lui.
“Quando cominciamo?”
Vittoria.
