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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2022-01-09
Words:
2,865
Chapters:
1/1
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4
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70
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970

dodici

Summary:

Dodici one-shots, una per ogni mese.

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Work Text:

Dicembre.

Dicembre porta con sé le vacanze di Natale, e la 4B decide di salutarsi come si deve organizzando una festa di fine anno.

"Daje regà, ve vojo tutti a 'sta festa" dice Matteo appena messo piede fuori da scuola. "Mattè, ma famme capì, sta festa dove se fa?" chiede Chicca "No perché casa tua era un buco fino a du' giorni fa; quindi, o c'hai na villa segreta oppure non c'entramo manco in due gatti" e tutti i ragazzi scoppiano a ridere.

"Macchè casa mia, ho trovato 'na villetta da affittà, mettemo i soldi ed è fatta. Ce state tutti, ve'?"

Un coro di assensi si solleva entusiasta, per essere interrotto da una voce maschile: "Io veramente non sarò a Roma in quei giorni..."

Simone durante le festività doveva fare i conti con il divorzio dei suoi genitori, e così di comune accordo con loro, avevano deciso che avrebbe trascorso il Natale a Roma e il Capodanno a Glasgow da sua madre.

Ovviamente avrebbe preferito di gran lunga restare a Roma e festeggiare con i suoi amici - ma soprattutto con Manuel - ma l'idea di lasciare sua madre da sola l'ultimo dell'anno lo faceva sentire ancora più in colpa.

“Ao ma come non ce stai, Manuel ma non je dici nulla al ragazzo tuo?" domanda Chicca mentre si avvicina a Manuel e Simone, che si erano appoggiati al motorino di Manuel a sentire la discussione, con Manuel sistemato tra le gambe dell'altro.

"E che je devo dì? Va dalla mamma, mica a fa na rapina" risponde Manuel "e poi ho già provato a convincerlo per partire più tardi, ma s'è impuntato ormai."

Simone si lascia scappare una risata mentre ripensa ai modi poco convenzionali in cui il suo ragazzo ha cercato di convincerlo, però non dice nulla se non un "Regà mi dispiace, ma mi dispiacerebbe ancora di più lasciare mia madre da sola l'ultimo dell'anno."

I ragazzi alla fine non provano a convincerlo più di tanto, e abbandonano l'argomento molto velocemente, concentrandosi invece su quali alcolici comprare e soprattutto quanto comprarne.

Manuel e Simone, dopo aver salutato tutti, lasciano la scuola sulla moto di Manuel, per andare a casa Balestra.

~

"Ma sei proprio sicuro che devi annà a Glasgow?" Manuel glielo domanda mentre si stanno passando una canna, schiena contro schiena, nel giardino di Simone; Simone fa un tiro e dopo aver buttato fuori il fumo: "Manu, ne abbiamo già parlato. Vorrei stare qui con te e festeggiare ma mia madre sta sempre sola, me dispiace troppo."

"Che palle però, io a mezzanotte chi me bacio poi? Me devo trova n'rimpiazzo."

Simone scoppia a ridere e si gira solo per dargli uno scappellotto: "Ma certo che sei veramente stronzo, oh. Alla prima occasione mi butti via" e Simone sa già che Manuel gli rifilerà un'altra battutina delle sue.

"Te me servi per du' motivi: per studià e pe' fa cose."

"Ma guarda te, lo sapevo che dovevo continuare a sentirmi con Federico."

Federico è stata una piccola parentesi sentimentale che Simone ha avuto prima che i due si mettessero insieme, che è servita a Manuel per capire quanto fosse geloso marcio dell'altro.

A quel punto Manuel si gira verso Simone, prendendolo per le spalle per farlo voltare verso di lui: "Sei 'n cojone, nun me lo nominà manco pe' scherzo a questo, e mo vie' qua." Finisce la frase prendendolo per il colletto e attirandolo a sé per lasciargli un bacio a stampo.

Simone però non si stacca e mentre sorride nel bacio, gli prende il viso tra le mani per tenerlo fermo e comincia a lasciargli baci ovunque, sulle labbra, sul naso, sugli zigomi, che fanno ridacchiare Manuel.

"Ragazzi, io sto andando a letto, buonanotte e non fate tardi!" esclama Dante da lontano.

I due, una volta staccati dall’altro, salutano all'unisono e decidono di spostarsi in camera di Simone, dove li aspettava una lotta all’ultimo sangue per decidere chi dovesse abbracciare l’altro.

~

Il venticinque dicembre Manuel si sveglia con Simone che ha ben deciso nella notte di usarlo come cuscino e di stringerlo tanto da impedirgli di respirare come si deve. Però alla fine il riccio non può lamentarsi, perché quando abbassa lo sguardo su Simone è come se avesse visto un angelo: il volto così rilassato e tranquillo, i ricci che si sta lasciando crescere ricadono sulle palpebre e Manuel avvicina dolcemente la mano per spostarglieli senza farlo svegliare. “Ma quanto sei bello?” sussurra Manuel, mentre continua a sfiorargli con la punta dell’indice i contorni del suo viso; prima le palpebre, poi scende verso gli zigomi e il naso e si ferma alla fine sulle labbra, dove rimane per qualche secondo in più.

“Oggi è davvero Natale, te non sei mai così dolce e romantico” dice Simone mentre si stiracchia, senza però allontanarsi da Manuel.

“Sei fortunato, t’avrei mannato male dopo sta frase, ma oggi mi sento più buono e quindi continuerò la mia opera di bene” risponde Manuel continuando ad accarezzare i ricci dell’altro.

Simone ridacchia e lo stringe ancora di più, quasi a stritolarlo: “allora, che stavi a dì? Che so bello?” gli chiede poi, alzando la testa per guardarlo negli occhi.

“Stavo a dì che sei bello, anzi popo bono, e io ti...” Manuel si blocca poi, come se non sapesse come andare avanti.

“Tu mi…?” lo sprona Simone, puntellando il gomito sul materasso per sollevarsi e guardarlo. Aspetta da tempo questo momento, anche se in realtà si rende conto che due paroline non cambieranno magicamente il rapporto tra di loro. Manuel non gli ha mai detto ‘ti amo’ ma gliel’ha sempre fatto capire con i gesti, non l’ha mai fatto dubitare. Allo stesso tempo però, il pensiero di sentir uscire quelle due paroline gli fa sentire il battito accelerato e lo stomaco sottosopra. Allora Simone aspetta, aspetta il momento giusto, senza mettere mai fretta a Manuel, perché sa che prima o poi il ragazzo riuscirà a superare questo blocco e glielo dirà; e forse proprio ora.

“Io te devo bacià così tante volte che te devo levà il fiato,” Manuel riesce a sviare la quasi dichiarazione per un pelo. Non sa cosa l’abbia fatto bloccare, forse il fatto che vuole dirglielo in una situazione più romantica e speciale, e non alle nove di mattina del venticinque dicembre. Spera solo che Simone non abbia capito le sue vere intenzioni e che non ci rimanga male nel caso. Lui sta solo aspettando il momento giusto.

“E che stai aspettà, il nuovo anno?” Simone ignora quel lieve fastidio all’altezza del cuore dopo la frase di Manuel; preferisce pensarci più tardi, quando sarà da solo e senza Manuel che percepisce la sua delusione.

Alla fine, però Manuel lo bacia davvero, e Simone rimane senza fiato: improvvisamente il fastidio al petto gli passa e quel principio di tristezza che stava cercando piano piano di riempire i suoi pensieri sparisce. Capisce che forse non c’è bisogno che Manuel glielo dica per forza, sto ‘ti amo’, perché tanto riesce sempre a dirglielo in un altro modo.
~
La sera del trentuno dicembre, Manuel non ha minimamente voglia di uscire per andare a festeggiare con i suoi compagni, non senza Simone. Ma quest’ultimo gli aveva fatto promettere di andare perché “altrimenti non me vedi per un mese, Manu, te lo giuro,” e Manuel ha dovuto accettare, un mese senza di lui non l’avrebbe retto.

Aveva accompagnato Simone all’aeroporto insieme a Dante e l’aveva salutato prima dei controlli con un bacio in punta di piedi e un “Se te se avvicina uno scozzese te fai vedere la foto del ragazzo tuo, eh? Però divertiti e fai buon viaggio, Simo.” A questa frase Simone scoppia a ridere, rispondendo con un “Tanto ho occhi solo per te, nun te preoccupà. Tu vai alla festa e divertiti!” che fa arrossire Manuel, sino alla punta delle orecchie. Il più alto sorride alla vista di un Manuel imbarazzato e gli lascia un ultimo bacio sulle labbra. Saluta anche suo padre, che nel frattempo stava cercando un modo per distrarsi e non stare lì a fissarli.

Nel primo pomeriggio gli arriva un messaggio di Simone che lo avvisa di essere arrivato a Glasgow e che sarebbe uscito con la madre per vedere un po’ la città.

Nel frattempo, le ore di passano, ma di Simone nessuna traccia. Manuel gli lascia qualche messaggio, ma dopo aver notato di starsi avvicinando alla decina di messaggi non visualizzati, decide di lanciare il telefono sul letto, perché innamorato sì, ma sottone mai, anche se quei messaggi dicono tutto il contrario.

 

 

 

Fortuna vuole che Chicca lo chiami per chiedergli un passaggio alla festa, così Manuel riesce finalmente a distrarsi, cominciando a prepararsi per la festa.

Alle otto precise si trova sotto casa di Chicca e le manda un messaggio per dirle che è arrivato.

Dopo cinque minuti, il portone si apre e una Chicca con la frangia e alcune ciocche tinte di viola esce sorridente “Ah Ma’, te sei impegnato per vestitte così?” dice poi la ragazza, squadrandolo dalla testa ai piedi. Era vestito come al solito, l’unica cosa diversa era la camicia bianca al posto delle solite t-shirt o canotte da basket; almeno nessuno poteva dire che non si fosse impegnato per questo outfit.

“Ao bella, me so messo la camicia delle occasioni speciali, che altro dovevo fa? Mette o’ smoking?”

“Ah vabbè, se questa è ‘a camicia delle occasioni speciali ‘nnamo bene. Parti va, che stamo già in ritardo” dice Chicca infilandosi il casco e salendo sulla moto di Manuel.

Quando arrivano alla villa, la festa sembra essere già iniziata da un po’ perché all’ingresso si intravedono già ragazzi mezzi brilli.

Manuel lascia il motorino sul retro della villa, e i due fanno il giro della casa per entrare. All’entrata trovano Giulio e Monica che parlano di qualcosa e ignorano bellamente Chicca e Manuel. “Ammazza se
questo è il mood de tutti era mejo se me stavo a fa i cazzi mia co’ mi’ madre” esclama Manuel dando un’occhiata in giro per cercare la zona alcolici.

“Quanto sei pesante, Ma’! Daje ‘n po’, viè a ballà co’ me e dopo ci prendiamo due birre” Chicca praticamente gli urla nell’orecchio per farsi sentire, perché dopo nemmeno dieci minuti che sono arrivati qualcuno ha deciso di alzare il volume della musica come se fossero in discoteca. La ragazza poi lo trascina verso il salotto – trasformatosi in sala da ballo per l’occasione – e i due cominciano a ballare.

Manuel riesce a divertirsi con Chicca, che a un certo punto sale su un tavolo e continua a ballare imperterrita a ballare lì sopra, e gli altri, come Matteo e Pin, che stanno portando avanti una gara per chi regge più shottini di vodka alla fragola.

Durante la festa gli capita di prendere il telefono dalla tasca per controllare se Simone gli abbia risposto, ma di Simone nemmeno l’ombra. Allora decide di uscire a fumare una sigaretta, approfittando della pausa per provare a chiamarlo.

Una volta uscito, Manuel si accende una sigaretta e dopo esseri appoggiato con la schiena a un muretto, chiama Simone.

“Pronto?”

“Ma se po’ sape’ do’ stai? Ti sto cercando da oggi pomeriggio” gli chiede un po’ preoccupato Manuel.

“Scusami se sono sparito, Manu. Sono uscito con mia madre e mi si era scaricato il telefono e sono tornato a casa solo poco fa.” Simone sembra abbia l’affanno mentre gli risponde, come se avesse fatto una maratona, ma Manuel non ci fa caso più di tanto.

“Mi hai fatto preoccupà… nun me rispondevi manco mo avrei chiamato tu’ padre” Manuel glielo dice sottovoce, come se ci fosse qualcuno vicino a lui a cui non vuole far capire quanto stia sotto per Balestra Jr.

Dall’altro capo del telefono, non arriva risposta, e Manuel guarda lo schermo del telefono per capire se si sia interrotta la chiamata. “Simò, ci sei? Me senti?” chiede Manuel, alzando leggermente la voce.

“Sì, sì, ci sono scusa. E che stavo pensando che mi manchi e vorrei stare alla festa con te” gli dice Simone dopo qualche secondo e Manuel in quel momento vorrebbe tanto essere un supereroe per teletrasportarsi da Simone a Glasgow, per passare gli ultimi momenti dell’anno insieme. Però, non può.

Il più basso sbuffa sonoramente e “me manchi da impazzire Simo, verrei anche ora da te se potessi, però non se po’. Noi ora facciamo una bella cosa” propone, aspettando la risposta di Simone, che non tarda ad arrivare.

“Cosa?”

“Facciamo che alle 23:59 precise ci videochiamiamo, così la prima cosa che vedrò nel nuovo anno sarà il tuo bellissimo faccino, va bene?”

Simone ride a questa proposta, e per Manuel non esiste musica migliore per le sue orecchie. Starebbe ad ascoltare la sua risata per ore, perché un Simone felice – soprattutto se è lui a renderlo così – lo fa sentire ogni volta sempre più innamorato. E quanto avrebbe voluto dirglielo stasera, questo maledetto ‘ti amo’, allo scoccare della mezzanotte, in mezzo a tutti i loro compagni, ma con la consapevolezza che in quel momento sarebbero esistiti solo loro due.

Simone accetta la proposta e dopo qualche minuto lo lascia tornare alla festa, con la promessa di risentirsi più tardi.
~

Simone si sente un po’ in colpa a mentire al suo ragazzo, però lo sta facendo a fin di bene, solo per mantenere il segreto della sua sorpresa.
In realtà lui non ha mai lasciato Roma: non appena suo padre e Manuel hanno lasciato l’aeroporto, lui si è diretto verso la zona ‘Arrivi’ per aspettare sua madre, che una settimana prima ha avvisato
Simone che avrebbe trascorso il Capodanno a Roma.

Così, Simone ha deciso di fare una sorpresa a Manuel, facendogli credere di essere a Glasgow, quando in realtà si sarebbero visti tra meno di venti minuti.
L’unica persona – oltre ai membri della sua famiglia – a sapere che in realtà non ha mai lasciato Roma, è Chicca, che ha supplicato di mantenergli il gioco con Manuel.

Dopo aver chiesto l’indirizzo della villa a Chicca, Simone si mette in moto verso il posto, che dista circa un quarto d’ora da casa sua, fortunatamente sarebbe riuscito ad arrivare in tempo.

Durante il tragitto in moto, Simone non riesce a fare a meno di immaginare tutte le possibili reazioni di Manuel: potrebbe insultarlo e menargli un cazzotto sulla spalla per poi baciarlo; potrebbe insultarlo e poi soltanto baciarlo o viceversa; potrebbe fare scena muta e aspettare una spiegazione da Simone, semi-incazzato. Qualsiasi sarà la reazione, Simone è contento, perché avrà reso felice anche Manuel, ed è questa la cosa più importante.
~
23:58
Matteo – nonostante la bassa capacità di restare in piedi dopo gli svariati shottini e birre che si era bevuto – era riuscito a trovare in quel casino il telecomando per accendere il televisore e mettere su un programma casuale, per tenere sotto controllo l’orario.
Manuel, nel frattempo, si era seduto sul divano, fra Laura e Chicca, che erano mezze brille e si erano appoggiate entrambe su di lui. Lui invece si rigirava tra le mani il telefono, ricontrollando ogni cinque secondi l’orario per far partire la videochiamata con Simone.
23:59
La videochiamata la fa partire Simone e Manuel non perde tempo e accetta, mentre tutti gli altri si avvicinano al tavolo delle bevande per prendere ognuno un bicchiere per brindare. Simone, Manuel nota, non è in casa, ma sta camminando da qualche parte, “Simò? Do’ stai?” gli chiede, alzando la voce per farsi sentire.

“Mi senti? Sono uscito perché in casa non prendeva bene il wi-fi.”

“Sì, te sento, ma nun te vedo bene”

“Aspetta un attimo, vedi se mo mi vedi bene” dice Simone e improvvisamente imposta la fotocamera esterna, che riprende una villa. A Manuel quella villa sembra familiare, fin troppo. Rimane fermo sul posto, perché non può essere vero. Simone l’aveva accompagnato stamattina all’aeroporto e Dante poi se n’era andato con lui, come ha fatto a tornare qui? Alla fine, Simone lo riscuote dai suoi mille pensieri e gli chiede: “Che fai, vieni?”

E Manuel si alza di scatto, spaventando leggermente Chicca e Laura che si erano appisolate, e corre verso la porta, e una volta aperta lo vede lì, all’ingresso, con il suo sorriso e le sue fossette bellissime, quegli occhi grandi che lo guardano… e Manuel non resiste.

“Ti amo.”

Si avvicina a Simone e gli allaccia le braccia al collo, sollevandosi in punta di piedi.

“Ti amo, e avrei voluto dirtelo a Natale, ma volevo trovare il momento giusto, ma ho capito che il momento giusto per noi non esiste, perché ci sono stati tanti momenti giusti tra di noi e ne esisteranno altri, però oggi più delle altre volte voglio dirti quanto ti ami e quanto io sia fortunato ad averti.” Manuel poggia la sua fronte contro quella di Simone, mentre quest’ultimo gli cinge i fianchi avvicinandolo a sé.

“A saperlo che bastava una sorpresa per fartelo dire, l’avrei organizzata prima,” gli sussurra Simone, mentre si avvicina alle labbra di Manuel.

“Sei ‘n cojone” dice Manuel sorridendo, prima di ricambiare il bacio. Un bacio senza fretta, dolce, che racchiude però tante emozioni, forse troppe, per due ragazzi che stanno insieme solo da un anno.

I due continuano a baciarsi mentre sentono i loro compagni urlare il conto alla rovescia: 3, 2, 1.

Notes:

Ciao stelline,
è la prima volta che porto a termine una storia che scrivo, quindi spero non faccia schifo ahaha
Volevo una storia in cui fossero sottoni entrambi e allora mi son detta "perché aspettare qualcun altro che la scriva, ci provo io". Spero di aver fatto un buon lavoro con questi due, e che la storia, in un modo o in un altro, vi lasci qualcosa di bello <3

Fatemi sapere che ne pensate, e ci vediamo alla prossima!
Bacini, C