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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2022-01-11
Words:
2,359
Chapters:
1/1
Kudos:
60
Hits:
1,049

Di quando un bacio improvviso ha fermato il tempo

Summary:

Quello che non abbiamo visto della 1x10 con qualche piccolo cambiamento

o meglio

cercando di ridare dignità a quel bacio sul mento e alla scena censurata

Work Text:

Lo sguardo di Simone era fisso su Manuel che si trovava al lato opposto della palestra. La figura di quest'ultimo era illuminata da luci soffuse, blu e viola, mentre teneva il capo chino, come se improvvisamente il bicchiere che aveva in mano fosse diventato estremamente interessante.

Era il compleanno di Simone e lui e i suoi amici si stavano divertendo. Tutti, tranne Manuel. Poco prima era stato con Alice, ma lei lo aveva respinto ancora, confessandogli di averlo usato e di aver giocato con lui sin dall'inizio. Non era stata la prima a trattarlo così, ma in quel momento faceva talmente male da impedirgli di pensare lucidamente. Non era lei o la sua mancanza il problema, ma la consapevolezza che qualunque persona a cui aveva permesso di entrare nella sua vita se ne era andata lasciandolo solo, abbandonato. Non era bastato alzare dei muri spessi intorno al suo cuore e mostrarsi sempre forte, perché infondo anche lui aveva bisogno di qualcuno che lo amasse così com'era, difetti compresi.

"Manuel, dove stavi? Sono tutti già ubriachi guarda" aveva detto Simone avvicinandosi a lui sorridendogli con una bottiglia di birra in mano.

"Vedo" aveva risposto l'altro senza nemmeno guardarlo in faccia e portando il bicchiere alle labbra per berne il contenuto tutto d'un fiato. Non sapeva nemmeno cosa gli avesse versato Matteo e nemmeno gli importava, voleva solo sentire la testa più leggera in modo da rendere meno rumorosi anche i pensieri che lo tormentavano.

"Oh, tutto ok? C'hai 'na faccia" aveva chiesto Simone ostentando una sicurezza che chiaramente non aveva.

Manuel lo stava squadrando da capo a piedi, con uno sguardo talmente gelido che l'altro d'istinto si era stretto nelle spalle per contrastare un brivido di freddo.

"Quante domande fai? Sei mi' madre?" aveva ribattuto stizzito Manuel, mentre Simone indietreggiava leggermente, accusando il colpo. Il maggiore sapeva di star rovinando la festa, ma non gli importava. Era un egoista e quando le persone come lui venivano ferite, erano mosse dall'incontrollabile necessità di distruggere ogni cosa, anche la più bella.

Manuel si sentiva triste e solo, non rendendosi conto che in quel momento aveva accanto a sé Simone, disposto a fare qualunque cosa pur di non abbandonarlo, persino lasciarsi trattare male calpestando il suo orgoglio ancora una volta.

"Scusa" aveva detto sommessamente mentre l'altro, rapito dal fondo del suo bicchiere, non lo degnava di uno sguardo.

"Comunque auguri" aveva borbottato Manuel dopo qualche minuto, quando Simone stava per allontanarsi, ormai arresosi ai repentini cambi di umore del ragazzo di cui era perdutamente innamorato. Si sentiva come sulle montagne russe, in un continuo sali-scendi, con lo stomaco in subbuglio e la testa pesante, ma incapace di scendere.

"Divertiti eh" aveva risposto allora indispettito, cercando di far capire all'altro che quel comportamento lo aveva ferito. Se ne era andato voltandogli le spalle e bevendo l'ultimo sorso di birra rimasto. Sperava di sentire la mano di Manuel sulla sua spalla nel tentativo di bloccarlo per chiedergli scusa, ma non era successo e quindi aveva cercato l'angolo della palestra più lontano possibile da lui per tentare di mantenere le distanze. Quello stronzo egoista stava di nuovo rovinando tutto.

Era dalla parte opposta della stanza, ma lo guardava. Non riusciva a staccare gli occhi da lui che si muoveva in quel modo magnetico che lo aveva attratto sin dalla prima volta. Ed è quando lo vede uscire dalla palestra che non ci pensa due volte e si butta in mezzo a quella pista improvvisata, per attraversarla e raggiungerlo, ovunque stesse andando.

"Dai facciamoci una foto"

"Per cosa?"

"Ma per festeggiare no?"

Ed era lì che Simone aveva provato a baciarlo. Non sapeva nemmeno lui perché avesse scelto quel momento e quel luogo così sbagliato, ma era successo. Dopo che Manuel gli aveva chiesto di separarsi dalla classe Simone si era illuso che volesse stare solo con lui, viste tutte le volte che Manuel gli aveva chiesto di passare del tempo insieme. Erano trascorse diverse settimane da quando aveva realizzato di provare qualcosa per lui. Aveva avuto paura, poi si era vergognato, ma adesso era semplicemente stanco di aspettare, di stargli accanto senza poterlo toccare.

E così aveva cercato di posare le labbra sulle, ma era stato respinto.

"Simo' ma che cazzo fai?" aveva esclamato Manuel quasi urlandogli contro. Sembrava furioso e Simone si era sentito stupido a pensare che uno come Manuel potesse anche solo guardare uno come lui. Forse quelle occhiate strane e quei sorrisi non avevano significato niente. Probabilmente la sua testa l'aveva portato a vedere quello che voleva, ignorando il resto.

"Prova a farlo di nuovo e ti butto di sotto" aveva aggiunto con rabbia indicando le scale del museo. Simone aveva sentito le lacrime riempirgli occhi, ma aveva cercato di controllarle perché piangere era l'ultima cosa che voleva fare.

"Scusa io-" aveva iniziato a balbettare, ma i loro telefoni erano squillati. Qualcuno aveva inoltrato un video a tutti i contatti della classe.

Manuel adesso era nel corridoio buio della scuola, i banchi e le sedie erano sparpagliati fuori dalle aule. C'erano bicchieri di plastica e mozziconi di sigarette abbandonati a terra. Non aveva mai visto quel posto così disordinato e sporco, quasi non gli sembrava reale. Aveva sentito l'impulso di raccogliere una bottiglia vuota e l'aveva lanciata contro la parete nel tentativo di scaricare su quel muro tutta la collera che sentiva ribollire dentro. Non sopportava più quella stanza, la musica che gli spaccava i timpani e tutti gli altri che si divertivano, mentre lui si era sentito così solo pur essendo circondato da persone.

"Manuel ma che stai facendo?". Era Simone.

Il più grande si era voltato quasi a rallentatore, per colpa dell'alcol che aveva in corpo.

"Lasciami sta' Simo'" aveva risposto, ma la voce gli tremava un po', tradendolo il suo tentativo di risultare deciso.

"No, io non ti lascio" gli aveva detto l'altro andandogli incontro.

Manuel era arrabbiato perché  stando proprio con Simone si sentiva capito. Avrebbe voluto che fosse così con Alice o con Chicca. Con qualsiasi altra donna, ma non con lui. L'istinto di lanciare un'altra bottiglia, questa volta dritta su una finestra, era forte. Non poteva permettersi di provare queste cose, di sentire i brividi ogni volta che Simone gli si avvicinava, di scoprirsi incantato a fissargli le labbra mentre l'altro gli parlava. Non poteva trovare casa tra le braccia di Simone, perché tutto quello che Manuel toccava si distruggeva. E quel ragazzo davanti a lui non meritava di finire nel vortice della sua vita incasinata.

"Ma perché non me lasci in pace eh" gli aveva urlato in faccia prendendolo per il colletto della camicia e spingendolo lontano da lui, per poi riavvicinarsi subito per dargli un altro scossone. Era patetico il modo in cui gli gravitava intorno e se ne rendeva conto persino lui stesso. Sentiva l'irrefrenabile voglia di stargli vicino quel tanto che bastava per sentire il suo profumo, ma allo stesso tempo desiderava essergli così lontano da non percepirne la presenza. Odiava Simone, odiava non sapergli resistere.

Erano finiti in un'aula vuota mentre continuavano a spintonarsi a vicenda. Quello era il solo modo che conoscevano di comunicare, l'unico per dirsi che non riuscivano a fare a meno di toccarsi.

"Non ti lascio perché ti voglio bene" aveva urlato Simone rispondendo finalmente alla domanda, buttando fuori quelle parole con una ferocia tale da sembrare quasi un ossimoro. Gli aveva appena detto di volergli bene con lo stesso vigore che avrebbe avuto un "ti odio".

Si osservano. È sufficiente un attimo, un tentennamento, un'indecisione. Uno sguardo che brucia la pelle.

E poi un bacio.

"Mi dispiace per stamattina, stavo scherzando... mica l'hai presa sul serio?". Simone aveva fatto fatica ad ignorare il nodo che gli stringeva la gola mentre pronunciava quelle parole. Stava mentendo per provare a recuperare un rapporto che ormai sembrava inevitabilmente spezzato.

"Ti ho detto lasciami stare" aveva replicato Manuel con voce tagliente. "Senti, io non sono gay... non mi piacciono i maschi". Dichiararlo ad alta voce gli dava sollievo. A lui non piacevano i ragazzi e Simone era solo un pensiero bizzarro di cui si sarebbe presto liberato. C'era qualcosa in lui che evidentemente non funzionava, perché solo due sere prima era stato così bene con Alice e quella era chiaramente la prova che a lui piacevano le donne. Doveva solo aspettare che tutto finisse. Avrebbe voluto infilarsi tra le coperte del suo letto e rannicchiarsi lì sotto fino a quando ogni cosa sarebbe tornata alla normalità.

"Io non sono gay... sono un po' confuso, non so bene cosa sono" si era giustificato Simone. Quella parola lo terrorizzava. Gay. Significava diverso, ma lui voleva solo essere come tutti gli altri. Sentiva che qualcosa in lui non andava, come se fosse un giocattolo rotto, e non aveva mai capito la ragione prima di conoscere Manuel.

Simone sapeva benissimo quello che era, ma accettarlo e dirlo ad alta voce era totalmente un altro paio di maniche.

"Ah, sei confuso? E me lo dici mo'?" aveva risposto stizzito Manuel voltandosi per riprendere la strada che portava all'uscita della scuola. Ci mancava anche questa. Ci mancava Simone che lo guardava con quei suoi occhi grandi che lo facevano vacillare sempre di più. Era confuso tanto quanto lui, anche se non era stato abbastanza coraggioso da ammetterlo. Non poteva averlo intorno, non poteva e basta. Non ora che aveva realizzato quello che sarebbe potuto succedere se fossero stati soli.

Erano due ragazzini che stavano cercando loro stessi e la paura di trovarsi l'uno dentro l'altro li paralizzava.

"Senti Simo', facciamo che è una cosa che rimane tra me e te, però stammi alla larga"

"Ricevuto"

Era stato Manuel a sporgersi verso Simone per baciarlo. Era stato lui a infilare una mano tra i suoi capelli ricci e sempre lui si era staccato all'improvviso, indietreggiando con le gambe che tremavano. Aveva appena fatto inconsciamente una cosa che non sapeva di desiderare così tanto. Manuel voleva capire perché si sentiva così inspiegabilmente attratto da Simone, perché con lui si sentiva al sicuro e perché aveva sognato cose che a voce non avrebbe mai avuto il coraggio di ripetere. Per un po' aveva sperato che fosse solo una sorta di rivincita rispetto a tutti i rifiuti che aveva ricevuto, una ricerca spasmodica di qualcuno che gli volesse bene, ma la verità è che aveva cercato Simone, non chiunque. Simone.

"Tutto bene?" gli aveva chiesto il ragazzo a pochi passi da lui, visibilmente frastornato da quanto accaduto e con le labbra arrossate dai baci frenetici a cui Manuel si era lasciato andare.

Quello che era appena successo avrebbe cambiato per sempre gli equilibri tra loro. Era stato inaspettato e nessuno dei due sapeva spiegarselo. Eppure, a Simone importava solo di come si sentisse Manuel. Non contava che dentro di lui ci fosse un'esplosione di emozioni che avrebbe potuto ucciderlo, una gioia incontenibile e una paura smisurata che convivevano nella stessa mente e nello stesso cuore. L'unica cosa che gli interessava era sapere che Manuel stesse bene e che non si fosse pentito.

Il più grande aveva accennato un  con la testa, con gli occhi fissi nel vuoto e le labbra socchiuse nel tentativo di tirare lunghi sospiri mentre cercava di capire il motivo per cui quel bacio gli avesse scatenato quelle sensazioni così intense. Pensava, o forse sperava, che ne sarebbe stato disgustato, che sarebbe stata la conferma che quello che gli stava accadendo era tutta una fantasia nella sua testa. Non aveva assolutamente messo in conto questa possibilità.

Simone era arretrato di qualche passo, sempre continuando a fissarlo per assicurarsi che fosse tutto a posto, e aveva accostato la porta della stanza. Qualunque cosa stesse per succedere, sarebbe rimasta chiusa dentro quelle mura insieme a loro.

Non si erano detti una parola, avevano ricominciato a baciarsi, questa volta più lentamente senza l'urgenza, il desiderio e la fretta che prima si erano impadroniti di Manuel nel vano tentativo di mettere a tacere i suoi sentimenti. Quando Simone si era fermato un attimo per guardarlo dritto negli occhi, aveva sentito il cuore scoppiare. Perdendosi in quei due grandi occhi scuri si era sentito finalmente a casa. Non aveva il controllo su nulla di quanto stava avvenendo e al momento andava bene così, voleva solo affidarsi a Simone. Se lo era immaginato molto più impacciato e invece sembrava sapere esattamente quello che stava facendo. Tra i due era lui quello spaventato al pensiero della pelle calda di Simone sotto le sue dita ed aveva persino paura di essere sfiorato allo stesso modo. Era terrorizzato da quanto lo facesse sentire vivo.

Erano tornati ad assaggiarsi le labbra come se fossero mesi, anni, secoli che non lo facevano. Manuel aveva portato le mani al viso di Simone e non aveva sentito sotto il suo tocco i lineamenti dolci e le guance soffici di una donna, non c'erano capelli lunghi tra cui infilare le dita o curve da accarezzare. C'era un volto spigoloso, due guance ruvide per l'accenno di barba, due spalle grandi e un corpo scolpito. L'odore era quello di un uomo e Manuel aveva scoperto inaspettatamente che anche quello gli piaceva da morire.

Si erano spogliati di qualsiasi paranoia, incertezza o timore. Agivano automaticamente perché le loro mani e le loro bocche sembravano sapere esattamente come muoversi l'una sull'altra. Si erano lasciati andare per il tempo necessario a imprimere nella memoria l'odore della loro pelle e arrivare a toccare il cielo con le dita.

Nessuno dei due riusciva a immaginare il giorno dopo. Non sapevano nemmeno cosa li aspettava nel minuto successivo, quando tutto sarebbe finito e si sarebbero guardati in faccia, per poi uscire da quella stanza e tornare dagli altri. Manuel aveebbe continuato a fare finta di nulla rimettendosi quella maschera da stronzo che lasciava cadere solo quando era con Simone? Quest'ultimo invece come si sarebbe comportato? Avrebbe continuato a sopportare gli sbalzi di Manuel pur di stare accanto alla persona che più amava?

Solo il tempo avrebbe dato loro delle risposte, forse piacevoli, forse no. Nel frattempo, però, Manuel aveva scoperto cosa voleva dire stare con qualcuno per cui provi realmente qualcosa e Simone si era reso conto di essere felice per la prima volta dopo tanto, troppo tempo.