Actions

Work Header

Demihuman

Summary:

C'era una volta la natura, che diede vita ai Demihuman, uomini metà animali, metà umani, in passato sono stati sterminati, ora con l'avvento dell'inquinamento ritornano, per aiutare la natura a sconfiggerlo, questo è il caso di Benjamin e sua sorella gemella Evelyn che da un giorno all'altro si trasformano in Demihuman lupo, che cosa faranno ora? Dove andranno e come un semplice biondino può aiutare la Natura?

Chapter Text

Capitolo 1 i lupi

 

 

Gli antenati me l’avevano detto… la natura si sarebbe ripresa il suo posto.

 

L’aria mi solleticava i piedi facendomi quasi dimenticare che non fosse sabato, era lunedì infatti, LUNEDì mi dissi velocemente in mente.

 

SCUOLA, cavolo ero in ritardo sicuramente. Mi alzai più veloce di una lepre. Mi guardai di fianco non c’era Evelyn, “cavolo se ne è già andata”.

 

Guardai le mie mani, “peli grigi?” pensai, cosa impossibile, la pubertà non può colpirmi così e non abbiamo nessun gatto o cane in casa, come sarebbero mai potuti cadere sulle mie mani?

 

Presto la risposta mi arrivò guardandomi allo specchio del bagno di camera mia.

 

Orecchie?!?! Coda?!?!?

 

“impossibile” pensai, mi pulì la faccia con dell’acqua ghiacciata pensando fosse uno scherzo dei miei occhi mattutini. Mi grattai velocemente gli occhi e li strizzai.

 

Non era così, non era uno scherzo dei miei occhi. Da una notte a un’altra mi erano spuntate sia orecchie che coda da lupo grigio.

 

Decisi di non impanicarmi più di quello che lo ero già e di subito trovare un modo per nasconderle, capellino invernale e shock per attaccare la coda alla gamba e i soliti vestiti larghi e lunghi.

 

Uscì di corsa senza nemmeno accertarmi se avessi chiuso la porta o se mia madre fosse ritornata dal turno notturno.

 

Decisi di correre per cercare mia sorella gemella Evelyn, l’unica persona di cui mi possa veramente fidare, fin da piccoli ci siamo detti sempre tutto, come quella volta che lei aveva un ragazzo segreto, o come quella volta che per sbaglio aveva fatto cadere il vaso del matrimonio di nostra madre… alla fine per proteggerla mi ero preso io la colpa, comunque corsi per più o meno un isolato.

 

Scorsi in lontananza la sua figura, sicura con le spalle dritte come sempre.

 

 Evelyn è una di quelle ragazze che ti lascerebbero marcire se facessi del male a quelli che ama e a cui tiene, questa è la sua morale.

 

Le prendo il braccio e lei si gira, i suoi occhi erano rossi, non l’avevo mai vista così…di solito sono io il piagnucolone…

 

La presi e la abbracciai non le servivano tanto le mie parole in quel momento, le serviva solo il mio conforto.

 

“Mi sono spuntate ste cose oggi all’improvviso” disse togliendosi il capello di lana e appoggiandosi disperata su di me “non voglio andare a scuola tutti crederanno che sono una specie di attrazione da circo” piagnucolò, “non preoccuparti ti aiuto io a nascondere per bene la coda, anche se vedo che per le orecchie hai già fatto un bel lavoro tu”, lei ridacchiò come risposta.

 

Le misi lo shock sulla coda per attaccarla alla gamba come avevo fatto con la mia.

 

“grazie” disse silenziosamente, “tranquilla ho anch’io lo stesso problema”, vidi i suoi occhi azzurri risplendere come il mare del sud d’Italia, splendidi.

 Lei sospirò e mi guardò, “questo mi rassicura ma comunque questa storia mi preoccupa” disse mettendosi la mano a pugno sul mento “se ci scoprissero ci manderebbero a dissezionarci, dobbiamo tenerla nascosta finché non sparirà”, concordai, “facciamo la pinkie pie promes che nessuno di noi due cercherà di far saltare la copertura per sciocchezze”, disse mettendomi le mani sulle spalle con lo sguardo più serio che le avessi mai visto fare, annuì insieme unimmo i nostri mignolino e recitammo “non è più il tuo corpo né la mia mente a questa promessa saranno uniti e mai più spezzati messi insieme nella tempesta”.

 

Queste promesse per noi due sono molto serie, non devono essere mai infrante o l’altro avrà il diritto di pestare l’altro.

 

Lei si rigirò e con la solita felicità mi fece strada verso la scuola.

 

Mi guardai attorno eravamo arrivati, All Saint street esattamente a un isolato da scuola, non mi piace molto il posto dove vivo ma almeno lo posso chiamare casa, d’inverno c’è sempre neve alta ed d’estate c’è afa e caldo e in nessun dei due periodi c’è gente in città, a volte penso che non ne valesse la pena di colonizzare questo luogo, ma l’uomo è l’uomo.

 

Il paesaggio di metà settembre, è sempre costellato di foglie variopinte dei colori classici e poco vibranti dell’autunno come il giallo e il rosso e il verde, con i soliti tocchi di marrone marcio; per terra sui pochi marciapiedi che ci sono nelle vie c’è del ghiaccio che a volte fa scivolare i bambini frettolosi di correre a scuola perché in ritardo (le elementari iniziano 30 minuti prima di tutte le scuole), quando scivolano mia sorella ride di gusto e spontaneamente e sentendola ridere, rido anch’io, non perché odio i bambini come lei o roba del genere, ma perché la sua risata è contagiosa.

 

“Hey Benji, sveglia siamo già a scuola”.

 

“oh wow mi aspettavo che fosse più lunga la strada” le risposi non volendo ammettere che mi ero perso nei miei pensieri.

 

“su vieni entra o faremo ritardo e lo so che tu odi il ritardo”.

 

Entrammo nella scuola, dove già migliaia di studenti erano nei corridoi a parlare con l’un l’altro e a mettere frettolosamente fogli o libri nei loro armadietti, ognuno personalizzato a proprio modo, alcuni lo personalizzava con foto di amici mentre atri con sticker o poster, il mio più o meno era così, io amo la biologia specialmente gli animali più assurdi e l’astronomia, per questo ho un calendario appeso al mio armadietto con tutte le fasi lunari e inoltre ho anche l’armadietto pieno di figurine del W.W.F attaccate sulle pareti di esso.

 

Presi i miei libri, “Hey ma che lezioni ho io adesso?” mi chiese mia sorella, Evelyn non è molto brava a ricordare gli orari, per questo di solito glieli ricordo io, “adesso hai se non ricordo male geometria come ogni lunedì”, Evelyn poi mi ringraziò e corse subito a lezione con i suoi libri in mano.

 

 Io invece andai a lezione di storia, dove per tutta l’ora ebbi un brutto presentimento, come se qualcuno mi stesse guardando, ma ignorai il presentimento, tanto c’è sempre qualcuno che mi guarda, anche prima della cosa del lupo, mi comportavo o agivo in modo strano secondo i miei compagni. 

 

Finita l’ora corsi presto verso il mio armadietto, avevo solo dieci minuti che sono tanti normalmente ma per prendere i libri e andare nella prossima classe. Io per quei dieci minuti dovevo passare il libro di storia a Evelyn (si abbiamo lo stesso libro e la stessa insegnante) e correre verso la mia classe, tentando di mangiare la merenda.

 

Ma oggi non fu il mio giorno fortunato.

Non vi ho parlato di un tizio di nome Mcenzies nome strano lo so probabilmente i suoi genitori lo odiavano o non lo so ma comunque lui molte volte prende di mira i ragazzini e ragazze più deboli, ma sono io la sua preda preferita per non so qual motivo apparente, di solito picchia gente o comunque li prende in giro, classico di un bullo.

 

“Hey Benjiamin, oggi è il tuo giorno fortunato” disse, cosa che non capii troppo bene perché sicuramente non ero fortunato ad aver incontrato quell’ossuto tipo nel corridoio, “cosa vuoi?” li chiesi, “sei un barbone o cosa è il terzo di seguito che indossi quella felpa blu e inoltre non riesci nemmeno a guardarmi negli occhi quando parlo “mi disse ridacchiando, rimasi in silenzio odio le discussioni soprattutto con lui, guardai il pavimento come faccio sempre, “Hey ti agiti così tanto che sembra che stai causando un terremoto, stai muovendo il tuo corpo avanti e indietro, ahhahha femminuccia” disse prendendo il giocattolino che porto sempre in giro per aiutarmi con l’ansia, “ guarda, guarda” disse imitando una scimmia per poi lanciarlo per terra, lì diventai ferale, e lo spinsi, lui cadde e si rimise in piedi per poi spingermi contro gli armadietti, io li mostrai i miei denti ringhiando, cosa che non avevo mai fatto prima d’ora, almeno non da quando avevo compiuto 6 anni, subito un insegnante ci divise e si portò via in presidenza Mcenzies, ormai lì lo conoscono. Ripresi il mio giocattolo e ritornai al mio armadietto, dove c’era Evelyn ad aspettarmi.

 

“perché ci hai messo così tanto? Di solito sei puntuale quanto un orologio svizzero”, “scusami mi ha fermato Mcenzies”, “stupido, lo sai com’è fatto come ti ho detto se sei di fretta ignoralo” replicò lei, “sì ma poi mi ha lanciato il mio Fidget toy e non ci ho visto più…. sai come sono, senza di questo per me è difficile stare in classe se non c’è qualcosa che mi interessa”, “Lo so, lo so, ma non ti ha visto vero?”, “non credo” risposi, “ come non credo!?!?!Abbiamo fatto la promessa di non farci scoprire ricordi del nostro segreto!” affermò infuriata, “ovvio che me lo ricordo ma tecnicamente tutto, dal capello allo shock è restato in ordine, non li ho mai sentiti spostarsi dalla loro posizione”, “bene ma stai più attento la prossima volta, e spero che finalmente espellono quel bullo e non ti sei fatto male?” finì il discorso lei, “No e sarebbe la buona volta che lo facessero!!” dissi passando il libro di storia a mia sorella, per poi correre subito in classe con i miei libri. Ero due minuti in ritardo del mio solito ma comunque in anticipo rispetto a tutti.

 

Mi sedetti al mio posto quello della seconda fila vicino alla finestra per capirci.

 

Ebbi sempre la strana sensazione che qualcuno mi stesse osservando, cosa vera questa volta… mi girai lentamente senza farmi notare, nel banco di fondo vicino alla finestra, c’era un ragazzo, con pelle marrone, con capelli biondi paglia, mi guardava intensamente con quegli occhi verde rovo, era veramente inquietante, aspettai qualche secondo prima che si accorgesse che l’avevo notato scrutarmi e si girò.

 

Di solito la gente mi guardava ma non in modo così inquietante. Diventai paranoico e se sapesse il mio segreto?!?? Impossibile, nemmeno prima durante la lotta si era scorciato un minimo del mio corpo lupesco.

 

Comunque, odoravo solo guai da quel tizio.

 

La lezione iniziò e feci fatica a concentrarmi per colpa sua e del pensiero orribile che mi avesse scoperto.

 

Il resto della giornata fu più o meno così era inquietantissimo quel tipo, non dissi niente a Evelyn perché alla fine era solo una preoccupazione la mia e non una certezza, non volevo far preoccupare ancora di più mia sorella.

 

Così mi ritrovai l’ultima ora nel bagno della scuola, perché questa preoccupazione mi aveva sommerso e non riuscivo a confrontarla e a vederlo pure nella mia ultima lezione avrebbe solo fatto peggio, a quanto pare sembrava che avesse tutte le classi in comune con me pure biologia avanzata!!

 

Suonò la campanella uscì dall’angusto posto dove mettono i gabinetti, presi il mio zaino e lo misi su una delle mie spalle e cercai di uscire dal bagno quando notai una figura maschile entrare… era lui.

 

Cercai di uscire anche se impaurito ma passandovi di fianco a lui, egli sussurrò “so il tuo segreto lupetto”.

 

Mi congelai sul posto, avevo paura, no avevo terrore.

 

“vieni con me” sussurrò lui, entrammo nel bagno più grande quello addetto ai disabili e alle persone che devono cambiare i bambini.

 

Mi sedetti sul gabinetto con lui davanti, non riuscì a guardarlo in faccia (anche se non riesco mai a guardare in faccia nessuno), riuscì solo a vedere la sua camicia hawaiiana e i suoi jeans blu.

 

“come l’hai scoperto?” chiesi pietrificato guardando il pavimento marmoreo, “non lo so onestamente, ma so che hai delle orecchie e coda da lupo veri sotto quei vestiti, il tuo odore è particolare, diverso oserei dire, inoltre ho avuto una visione di te ieri nel mio sogno, sta tranquillo non lo dirò a nessuno a una condizione però…” disse lui risplendendo di luce propria, anche se mi continuava a sembrare una luce maligna.

 

Pensai che fosse completamente pazzo e sotto qualche roba, ma  non so il perché ma in qualche modo li credevo e invece di ridergli in faccia, come secondo me avrei dovuto fare, li risposi “a che condizione?”, “fammi diventare amico di tua sorella, sembra molto simpatica e intelligente, insomma fammi avvicinare a lei”, mi sembrò una condizione sciocca e difficile da attuare non potevo obbligare mia sorella a diventare amica di questo stramboide che probabilmente la avrebbe usata solo per fama qui a scuola e che non la tratterebbe come una principessa, ma accettai la proposta del biondino, avrei fatto di tutto per mantenere il segreto.

 

Uscimmo dal bagno e ci salutammo non prima che però lui non mi urlasse il suo nome andandosene, “io comunque mi chiamo Sunny”, che tipo particolarmente inquietante.

 

Tornai a casa da solo come ogni giorno.

 

Mia sorella ha gli allenamenti della squadra di calcio della scuola ogni pomeriggio, è molto brava onestamente anche se io non ne capisco niente di questo sport, mentre lei è più che un’esperta, le piace addirittura guardare il calcio italiano in tv.

 

Io l’unico sport che ho mai fatto è stato nuoto, anche se non ero molto bravo.

 

Camminando per le strade mi domandai quanto questa questione del lupo continuerà, a me onestamente un po’ piace, ma a mia sorella chiaramente infastidisce molto, soprattutto perché lei è sempre i riflettori e quindi non potrebbe fare più alcune cose normali come fare il bagno in piscina d’estate con questa condizione, lei adora l’estate.

 

Arrivai a casa e salì velocemente le scale, ma sbirciai con l’occhio della coda, mia madre la quale era vestita divinamente, vestito rosso con fronzoli dovunque, non il suo solito abbigliamento post lavoro al ristorante Mr Macchins, lo trovai strano ma non ci prestai così tanta attenzione.

 

Misi giù la cartella, e andai subito a farmi la vasca, adoro i bagni caldi.

 

Quando uscì notai Evelyn già ritornata dall’allenamento mi disse mentre sii puliva dal sudore, che papà era venuta a prenderla e che mamma aveva detto di vestirsi bene questa sera perché ci sarebbe stata una cena di famiglia e bla bla bla, poi subito lei si chiuse nel bagno per farsi una doccia.

 

Per chi non conoscesse mio padre, lui è un camionista a tempo pieno che non vediamo quasi mai con l’hobby malsano alla caccia, lui è molto burbero, rozzo e barbaro quanto un longobardo per non dire analfabeta funzionale. Non lo odio ma di certo non mi va a genio, tratta nostra madre come una casalinga degli anni 80’ e non lo vediamo mai tranne per occasioni speciali.

 

Presi i miei migliori e più coprenti vestiti e me li misi, ero vestito con uno smoking, “spero che papà non faccia commenti su come mi sono vestito”.

 

Evelyn uscì come sempre dopo una doccia mezza nuda, “vestiti” le dissi, “si si tranquillo mi vestirò lasciami solo asciugarmi sul letto” in un men che non si dica era vestita con un vestito nero stile funerale e un acconciatura che copriva perfettamente le orecchie, al posto delle orecchie ora sembrava avere due corna giganti fatte di capelli ma almeno le orecchie erano ben nascoste, “bene or che abbiamo finito andiamo” dissi, “aspetta e le tue orecchie?” mi disse prendendomi per il braccio, cavoli l’avevo dimenticato stranamente, mi ero distratto di nuovo, un giorno questa cosa mi sarà fatale “Hey senti mi puoi far tu che sei brava, un acconciatura che le nasconda?”, lei accettò e cercò di farmi una specie di cresta per nascondere le orecchie.

 

Subito corremmo giù per le scale e vedemmo papà seduto al tavolo con la sua classica birra in mano.

 

Mamma ci fece segno di sederci.

 

“quindi come vanno le mie bellissime creazioni a scuola?” chiese, “beh Evelyn è prima per quanto riguarda gli sport e la letteratura; invece, Benjiamin è bravissimo nelle materie scientifiche” rispose mia madre.

 

La conversazione continuò in un modo al quanto imbarazzante, “quindi Evelyn quando ci porterai a casa un probabile futuro marito”, lei sputò l’acqua e rispose, “beh non voglio un probabile futuro marito papà devo almeno finire l’università prima”.

 

Ci fu un secondo di silenzio prima che mio padre riprese a parlare “perché ti sei vestito così?” chiese puntando verso di me. Ci risiamo ogni volta che mi vesto così mi punta e denigra, rimasi in silenzio e continuai a mangiare le mie verdurine imbarazzato finché mia sorella non rispose alla sua domanda “perché li piace, poi è sempre meglio della felpa che si mette ogni giorno”, lei mi guardò e io la ringraziai scuotendo la testa dall’alto al basso, mi aveva tirato fuori da una situazione scottante, poi mio padre continuò: “e chi gliel’ha tagliati quei capelli?”.

Per un secondo temei il peggio finché mia sorella rispose: “io padre, voleva un taglio corto per l’estate e visto che non potevamo portarlo dal parrucchiere gliel’ho fatti io, visto che avevo fatto un corso apposito”, “non sapevo Evelyn che avessi fatto un corso del genere a scuola” replicò mia madre, mia sorella annuì.

 

Discorso totalmente falso, non c’è mai stato un corso di parucchieria a scuola, ma almeno Evelyn mi aveva parato il fondo schiena di nuovo, lo fa spesso durante le cene di famiglia e lo apprezzo e lo odio allo stesso tempo, vorrei che io fossi abbastanza forte per farmi valere.

 

La cena continuò con papà ed Evelyn che parlavano di calcio e io e mamma zitti e seduti a gustarci le crosticine di maiale, che onestamente sembravano più buone del solito.

 

Dopo cena io ed Evelyn salimmo le scale e ci togliemmo in velocità quegli stupidi vestiti che ormai prudevano e ci mettemmo il pigiama.

 

“ogni volta è un incubo cenare con papà fa sempre quei commenti assurdi e mi mette a disagio” urlai mettendomi il cuscino davanti alla faccia per soffocare le urla.

 

Evelyn si avvicinò a me e sospirando disse “lo so ma sa com’è fatto papà, questo non lo giustifica ma comunque l’unica cosa che possiamo fare è solo purtroppo avere pazienza, non capirà mai ma un giorno forse rimpiangerà quei commenti che ti ha fatto ed il fatto che non è mai potuto andare con te a prendere quel tipo di vestiti, anche se secondo me hai dei gusti orribili in fatto di vestiti”, le lanciai un cuscino, “Hey”, “questo è quello che ti meriti per dire che ho brutti gusti in fatto di moda, principessa sul pisello” le risposi e iniziammo una lotta di cuscini finché stanchi morti non ci addormentammo tutti e due sul mio letto.

 

Mia sorella mi svegliò alle 7:30 come quasi ogni giorno, ci vestimmo e corremmo subito a scuola non prima di prendere i biscotti fatti da mia madre vestita con un fiore di elabro in testa gliel’avrà regalato papà; mio padre era sul divanetto a dormire.

 

Camminammo senza problemi verso scuola senza dire nemmeno una parola eravamo troppo stanchi.

 

Entrai nella scuola sbadigliando e mi diressi verso il mio armadietto, “Hey Benjiamin” disse un biondino approcciandomi, ah aspetta era lui, il tizio dello scorso giorno, non mi ricordavo come si chiamasse, non sono bravo con i nomi. Egli si avvicinò a me mentre aprivo l’armadietto e iniziò a parlare, “quindi qual è la fase uno di diventare amico con tua sorella?” mi chiese emozionato con occhi da cucciolo. Non li risposi e chiusi il mio armadietto, e andai verso la mia classe, tanto già sapevo che avessimo le stesse classi, inoltre il martedì alla prima ora ho sempre lezione di spagnolo con mia sorella. Lui mi seguì continuando a parlare e io stanco continuavo intensamente a sbadigliare, finché non arrivai di fronte alla porta della classe di spagnolo, dove c’era già mia sorella.

 

Mi salutò anche lei sbadigliando ma subito quando notò il tizio che stava continuando a blaterale con me si illuminò, “e chi è questo biondino?” chiese emozionatissima, “ehm lui è il mio nuovo amico, abbiamo quasi tutte le classi insieme, ed è molto simpatico” su l’ultima frase mentì spudoratamente, anzi mi stava antipatico, mi stava ricattando per essere amico di mia sorella, che poi se volesse essere di più non lo sapevo ma la situazione mi irritava.

 

“oh non pensavo che il mio Benji si fosse fatto un amico, sai il mio Benji non è per niente bravo socializzare” disse dandomi una gomitata, “trattalo bene, ogni amico di Benji è anche amico mio” continuò entrando poi nell’aula.

 

“visto tizio te l’ho detto che ci sarei riuscito a mantenere il patto” dissi entrando nell’aula, “ehm in verità non mi hai detto niente, inoltre il mio nome è Sunny” replicò seguendomi dentro l’aula.

 

Per qualche motivo si volle sedere vicino a me durante l’ora, credo che questa recita dell’amico dovesse continuare per essere convincente agli occhi di Evelyn.

 

Continuò a sedersi vicino a me pure durante il resto delle ore fino all’ora di pranzo dove speravo fossi al sicuro dalla sua chiacchera, letteralmente ormai sapevo tutto di lui per colpa del mio ascolto passivo, sapevo che fosse messicano e metà spagnolo, che ama la biologia come me, ma che preferiva l’anatomia umana e che i suoi genitori sono medici senza frontiere che vanno in giro per il mondo sempre e che per questo lui è quasi sempre stato solo a casa o da piccolo con una babysitter e che anche a lui piace il calcio e che il suo segno zodiacale è cancro e il suo colore preferito è il giallo. Da quello che avete capito è veramente logorroico adesso capisco mia sorella quando dice che sono logorroico quando le spiego la biologia, specialmente come si può riconoscere una pianta a seconda della foglia.

 

Stavo mangiando tranquillamente con mia sorella in mensa, quando arrivò lui e si sedette al nostro tavolo senza nemmeno chiedermi il permesso, scortese.

 

Iniziò subito a parlarmi quanto li piacesse il pranzo della scuola oggi, non lo biasimo è pizza surgelata riscaldata, piace a chiunque ed è l’unica pizza decente che troverebbe mai qualcuno in America senza dover spendere un capitale.

 

Interruppi bruscamente il suo discorso prendendo la palla al balzo e dicendo “ah si comunque non te l’ho detto Evelyn? Anche a lui piace il calcio”, da lì come avevo programmato si scatenarono a parlare, principalmente di calcio europeo, poi dicono a me che sono troppo emozionato quando parlo di animali parassitali.

 

I due finirono poi di parlare solo alla fine dell’orario di mensa, penso che siano stati soddisfatti della loro conversazione notando le loro fossette sulla faccia.

 

Finalmente ero libero, a quanto pare quest’ora io e il tizio non ce l’avevamo in comune, presi un sospiro di sollievo finché non prestando attenzione a quello che ho davanti, perché ripeto guardo sempre il pavimento mi scontrai contro Mcenzies, pregai i miei antenati e soprattutto sant’ Antonio che non si sarebbe arrabbiato. Le mie preghiere furono inutili, ecco perché non sono più cristiano.

 

“Hey quali sono i tuoi pronomi idiota?” mi chiese, io risposi “ehm lui”, lui scoppiò in una risata fragorosa, “tu non sei normale” mi rise in faccia, “e tu non sai le basi della tua stessa lingua vedo” replicai per poi andarmene, lui cercò di prendermi a calci ma a quanto pare un professore era già dietro di lui e lo prese e lo mandò dal preside, mi chiesi chi fu a chiamarlo visto che di solito i professori negli intramezzi d’orario non stanno fuori dall’aula; arrivai alla conclusione che fosse stata Evelyn che sentendomi lamentare il giorno prima l’avesse chiamato preventivamente.

 

Credo che questa ora fu la più bella della mia vita e non scherzo quando lo dico, potei finalmente prendere appunti in pace e giocare con il mio Stimtoy per concentrarmi.

 

Scuola per oggi finì e la cosa più entusiasmante di tutte è che lui, non c’era quando sono uscito.

 

L’aria fuori era più fresca del solito, quasi gelata e secca, dopo tutto eravamo verso la fine di settembre e l’inverno stava arrivando.

 

Oggi decisi che avevo abbastanza energie per provare una scorciatoia che se fosse riuscita mi avrebbe fatto risparmiare dieci minuti di strada.

 

La scorciatoia era semplice al posto di aggirare il giardino e il parco degli Harryson lo dovevo attraversare, non sarebbe stato per niente facile visto che il giardino non era ancora stato sistemato.

 

Così camminai e vi passai senza nemmeno un graffio.

 

D’un tratto allungando l’occhio notai Mcenzies dall’altra parte della strada, che mi vide e iniziò

 

Il mio petto stava sul punto di esplodere, pensai di correre verso la strada opposta al lato della sua.

 

La mia mente stava correndo con me. L’aria si stava facendo sempre più fredda. Gelata. Ho freddo, ho freddo.

 

Mi nascosi dietro una siepe.

 

“puoi correre Benjiamin!!”, “puoi provare, ma non puoi nasconderti da me” mi urlò.

 

Misi le mie mani sopra la mia bocca per evitare di non fare rumore per via del mio affanno.

 

I suoi passi li sentì sempre più vicini.

 

Tic.

 

Toc.

 

Tic.

 

Toc.

 

A un certo punto sentì caldo.

 

“eccoti coniglietto” disse prendendomi per la felpa e sbattendomi a terra contro l’asfalto della strada.

 

A quanto pare lui non era solo c’era anche la sua squadra.

 

“gli spioni come te mi fanno vomitare le mie interiora, ora per colpa tua sono sospeso, credo che il minimo che possa fare con te è dare una lezione” disse prendendomi a calci sullo stomaco quasi facendomi svenire.

 

A fatica mi riuscì ad alzare, mi accorsi che stavo sanguinando dal naso per via della caduta.

 

Decisi che quello era il mio capolinea, addio alle parole, in quel momento eravamo come animali è uccidi o sei ucciso.

 

Ringhiai facendo vedere tutti i miei denti, ringhiai e poi scattai balzando e mirando al collo, ma presi il braccio, mordendolo con più potenza che potessi. Ma il mio capello si sfilò nell’atto…

 

Con uno schiaffo lui mi buttò giù.

 

“Lo sapevo che fossi un mostro”

 

Fui di nuovo per terra, ma ormai aggirato dai suoi compari venni pestato a sangue, urlandomi “mostro, mostro”, un momento dopo la mia visione diventò nera e svenni.

 

Mi risvegliai in una stanza non mia. Fui per un minuto confuso e mi guardai attorno, pareti bianche, decorate con varie oggetti fra cui poster medici, ritagli di giornali, una bandiera arcobaleno, piante finte, luci a forma di limoni, scaffali pieni di libri e soprattutto sulla mochet rossa c’era un ammasso di vestiti e uno zaino preparato per tutto il necessario per un avventura.

 

In un momento entrò lui il biondo ricciolino con una cassetta del primo soccorso e si mise seduto di fianco a me.

 

“ti sei svegliato finalmente” disse con voce gentile, “che cosa mi è successo?”, “ti ho visto per strada svenuto e con il naso sanguinante, ti ho preso in braccio e ti ho portato a casa mia per curarti, che era giusto davanti”, ci fu un silenzio di tomba per più o meno un minuto finché lui non si decise a spiaccicare una parola, “aspetta resta fermo che ti metto dei cerotti sulla faccia che hai un bel po’ di ferite”.

 

Continuò a parlare mentre me li mise gentilmente “ho chiamato tua sorella e le ho detto tutto, sarà qui da un momento all’altro, intanto mi puoi dire che è successo?” chiese, “Mcenzies insieme la sua squadra è arrivato e mi ha picchiato, inoltre durante il combattimento mi è caduto il capello e sfilato lo shock dalla coda quindi mi hanno visto tutti nella mia vera forma” piagnucolai con il cuore in gola.

 

“mi dispiace” disse lui, “spero solo di averli infettato Mcenzies con la mia strana malattia visto che l’ho morso al braccio come il fungo Ochiocordyceps Unilateralis, il quale infetta i soggetti e li controlla”.

 

A un certo punto Evelyn entrò bruscamente dalla porta tutta sudata con solo pantaloncini da calcio e la sua felpa viola sopra. Era diretta verso di me, pensai che mi volesse uccidere, invece mi abbracciò in un lungo abbraccio che per una volta non voletti rifiutare.

 

Mise le sue mani sulle mie spalle tendendole e guardandomi negli occhi mi disse “dobbiamo scappare”, io rimasi scioccato finché Sunny credo che si chiami spiegò “ha ragione tua sorella non è sicuro per te inoltre sicuramente Mcenzies avrà chiamato la polizia dopo quello che li hai fatto, inoltre avrebbe ragione lui perché la maggioranza della sua squadra ti ha visto picchiarlo, dovete scappare tutti e due finché questa strana malattia non sarà scomparsa  e la situazione non si sarà calmata”, annuì con la testa e subito Evelyn tirò fuori due zaini, “senti tieni lo zaino, ho messo tutti i tuoi vestiti preferiti, bottiglie d’acqua, un coltellino svizzero e insomma tutto il necessario per sopravvivere come minimo una settimana nei boschi vicino alla nostra città” affermò, lanciandomi il mio zaino.

 

Evelyn si stava già per buttare fuori dalla finestra di camera di Sunny quando lui le afferrò il polso e le disse “vengo con voi, vi serve qualcuno con doti mediche, o non potreste sopravvivere un giorno con avvelenamento da cibo, inoltre conosco tutto il bosco della zona”, Evelyn titubante accettò così Sunny prese il suo zaino e tutti e tre ci gettammo dalla finestra scivolando nel bosco.

 

Camminando a un passo finito finché non sentimmo le sirene della polizia, e là si che corremmo.

 

Stranamente durante quella corsa matta e disperata per i boschi ci sentimmo liberi e spensierati, addirittura ci mettemmo a ridere, fuggire dai problemi è facile, vento fra i capelli, lo stare insieme e correre come un branco incontrando e guardando alberi muschi, rane, funghi, fogliame invernale.

 

Ci sentimmo rinascere.