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Grigio

Summary:

Il colore di Tadashi Kikuchi è il grigio e per quanto fosse stretta la gabbia degli Shindo lui non avrebbe mai lasciato la mano del suo padrone.

Notes:

Penso Tadashi Kikuchi sia l'incarnazione dell'amore demisessuale poiché ama solo Ainosuke al suo meglio e al suo peggio e conosce ogni dettaglio di lui.

Forse questo amore così codipendente è sbagliato ma chi siamo noi per giudicare?

🤍🖤🤍💜

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Grigio. 

Un colore scialbo, nè bianco nè nero. 

Privo di passione, simbolo dell'indecisione e dell'apatia.

Però, il grigio ha in sé infinite sfumature di altri colori; innumerevoli suoni da quelli che sconquassano la cassa toracica a quelli che acquietano l’animo; variegate forme di odori, afori e profumi che possono miscelarsi e trovare piacevole perfino il tanfo di una cosa marcia. 

Il grigio ha in sé il senso della vita nelle sue sfaccettature: da quelle di risate sguaiate sotto un cielo nuvoloso a quelle desolate di un richiamo disperato sotto la luce di una stanza addobbata a festa in una serata di gala.

Da quella di mattine dove gli impegni si alleggeriscono sotto i raggi dorati del sole a quella di sere dove l'auto è bloccata nel traffico e i pensieri sono bloccati altrove su un luogo o una persona o entrambe che non siano chi sono costretti a incontrare per obbligo.

Lui è come il grigio.

Come Ade che presenzia al luogo che ha in sé il senso della vita. 

Come un giardino di rami secchi e rovi intersecati l’uno sull’altro. 

Come un banchetto a base di petali di rose essiccate. 

Come un incessante lamento che incute timore ma poi muta nella rassicurante canzone che una voce gentile gli cantava quando era bambino e lui, non più tanto solo e potente, ancora non sente il freddo della solitudine e il peso di responsabilità che posa - con immensa ingratitudine - sulle spalle di pietra come quelle della statua di Hachiko della sua regina grigio.

Tadashi accetta tutto ciò Ainosuke gli darà: il bene e il male, la salute e la malattia, la ricchezza e la povertà finché morte non gli separi.

È solo una frase segnata a lettere classiche sopra lo striscione che avvolge un cuore stilizzato dallo stile realistico rosso e blu grondante sangue poiché trafitto da due spade: il serpente in veste di cane lo ha colpito come un Matador fa col toro e lui l'ha segnato. È solo un simbolo eccentrico sul fondo di uno skateboard nascosto nell'armadio di ferro dello studio del suo padrone in una sede elettorale di un giovane politico il cui motto è: 

"Il nostro amore salverà il Giappone".

Come un marito devoto bloccato in un rapporto dalla scarsa comunicazione finisce per decidere lui cosa sia più giusto per chi ama.

Lasciandogli ferite più serie di quelle di una tirata di capelli ricevuta da un Adam furente nel buio di una fabbrica abbandonata.

Lui è il cane da guardia di Ainosuke Shindo, il segretario tuttofare pieno di una devozione ai limiti dell'ossessione.

Lui è Ade che si pente di aver sfiorato Persefone.

É il Serpente che sedusse Adamo e ora ne soffre capendo troppo tardi di essere in realtà il messaggero dell'angelo Uriele mandato da Dio per offrirgli una luce quando chi ama è sul fondo del baratro.

È l'aria mite della primavera e il profumo di rose bagnate in acqua e limone.

È due cuori intrecciati disegnati con un pennarello nero sul fondo di una piscina di cui solo lui sa la storia.

 

Ainosuke.

Fragile Adamo incerto su quale sia la sua vera Eva.

Tutto è andato in rovina quanto si fissò su un punto e su quello incentrò la propria vita.

Il tempo regala ragione ma nella sua mente contorta c'è un groviglio al centro del petto che lo istiga a sentirsi tradito da chi si fida di più. 

Il suo cane fedele non si é mai ribellato sul serio, tranne quella volta.

Serpente pronto a fare cadere l'Eden per poi lasciare nel fango il proprio Dio finché non si ritrovarono su due baratri opposti in cosa é l'amore: un'altalena di speranza e disperazione.

Eppure lo sa che il suo cuore nel profondo urla come in quegli appuntamenti programmati dove, a un tavolo lontano, testa concentrata sulla app della S, deve sorbirsi le risate squillanti della prossima pretendente rifiutata.

In Ainosuke si incarna una Trinità.

Una parte sorride affabile alle folle affascinate e allontanate dalla sua aura che incute soggezione; un'altra si lecca il sangue lasciato sulla guancia da un ragazzino gettato alle sue spalle come fosse una nullità in una corsa sugli skateboard proibita e sregolata in un regno di cui è il mattatore; un'altra vorrebbe scappare da tutto e tutti.

Solo il serpente conosce la vera forma dietro le maschere.

La sua mente esperta è una fucina di idee creative.

Come la dea dalle mille mani sa dare vita a cosa gli si chiede. 

Ma la dea non lavora per se, non vive per se. 

Non ha altra attitudine che apprendere e migliorarsi per il suo padrone. 

Senza opinioni. 

Ne ha mai avuta una? Ha una vita oltre servirlo? Davvero gli basta un'esistenza scialba senza viaggi, nulla di mondano, né feste, né riposo?

Davvero gli basta essere la sua ombra fedele, il puntino bianco incatenato alla sua follia?

La mano affusolata della sua regina grigio inginocchiata davanti alle sue gambe aperte, si posa con delicatezza sulla propria mano - grande e forte - lasciando sia un cuscino per la sua guancia.

Occhi chiusi immersi nella dolcezza della propria devozione. Le labbra si curvano appena all'insù in un sorriso dolce.

È a lui che ha giurato fedeltà. 

Non agli Shindo.

Nero e Bianco.

Il nero è un colore duplice. Riflette i colori o li annega nella sua oscurità.

Simbolo del nulla e delle cose più torbide, così come della verità oltre le ipocrisie o della pace eterna, solo con una goccia di luce può mostrare il suo spirito macabro o la sua bellezza mozzafiato.

Il bianco é simile.

É umile il bianco, accoglie i colori e svanisce in esso.

É un colore puro e chiaro. Troppo perfetto se non ha una goccia di nero, cade nella bieca ipocrisia.

Ainosuke. Lui è un torbido triangolo nero che avvelena ogni cosa tocca.

Ha assorbito la sua luce, ha gettato nel suo bianco il rosso sangue della violenza, l'azzurro ghiaccio della sua freddezza, il nero fumé dell'angoscia e lui l'ha accolto a cuore aperto con l'estremo masochismo di chi ha il vuoto negli occhi.

Dovrebbe allontanarsi da lui, non importa sia felice di essere il suo cane. 

Ma entrambi lo sanno quanto sarà difficile separarsi.

Sono Romeo e Giulietto che hanno passato metà della vita insieme. 

Sono padrone e servo tuttofare di cui non può fare a meno. 

Sono maestro e allievo nel mondo urbano dello skate. 

Sono master e slave in un'intimità poco compresa dalla gente comune.

Senza di lui non saprebbe fare un passo in quel mondo che non è il suo: il mondo della politica e del potere. Il mondo di suo padre e della propria famiglia che gli ha insegnato cos'è l'amore.

Oscuro, bruciante, violento, ossessivo, folle, disperato. 

Prima ti colpisce con un righello sulle braccia e poi ti sorride felice ma solo se fai cosa vogliono e lui ha catene dove il bianco puro della luna è in realtà il baluginio di luci al neon su cui girano moscerini.

Poi, in una notte di primavera, ai suoi occhi lucidi di lacrime gli si presentò davanti un bambino più grande di lui. Occhi verdi gentili, un neo sotto l'occhio sinistro e un sorriso amichevole a porgergli un simbolo non di peccato ma del vero amore: leggero, complice, caloroso, delicato, vivo.

Cercò a lungo un altro bianco delicato e carezzevole come la luce di quella luna piena di tanti anni fa.

Lo trovò, ma è un sogno al neon incandescente che gli fa palpitare il cuore e isolarlo dalla vita da adulto per abbracciare l'esaltazione della maschera di un Apollo oscuro.

Amore incondizionato. 

Lui è l'unica costante nella propria vita. Non amerebbe nessun altro o altra perchè non è capace. 

Lui è il suo Adamo. 

È il bambino che ha visto piangere in una notte di tanti anni fa e gli si è avvicinato con gentilezza chiedendogli se volesse giocare a skateboard con lui perché l'animo gli diceva di fare così. 

Lui è la sua altra metà della luna. Oscura e invisibile.

Scapperebbe con lui da quella gabbia dorata, ma ha paura di togliergli tutto e allora sopporta il suo dolore, lo fa suo.

Lui è il Matador dell'Amor. 

Eros e Thanatos in qualunque abito indossi, vive per lo spettacolo che è l'arte della passione.

E lui lo accontenta, lo osserva, comprende le sue ossessioni e le sfumature in esse perché sa che lui è spezzato e cerca un surrogato della gioia pura come acqua sorgiva e aria dal profumo di rose e sole che visse con lui.

È come nuotare in pieno oceano tra onde impetuose per raggiungere la riva o darsi la sfida di colorare ogni granello di sabbia del tuo colore quando non sai ancora quale sia. 

E lui non ne ha paura.

Viola. 

Colore simile a una fila di confuse e ordinate maschere. 

Simbolo di equilibrio tra due estremi. A volte vivido, altre più mite.

Il colore di infiniti rossori che spaziavano dall'adolescenza contornata da infiniti petali di rose al colore della propria cravatta.

Segreto accessibile a pochi di quel mondo fatto di verità in bianco e nero e morali grigie.

Il viola è a metà come il grigio, può stare tra la passione e la sanguinarietà del rosso e tra il blu della quiete dell'animo o il suo conflitto interiore nell'agonia del dolore di tre maschere indossate e nessuna via d'uscita. 

Unione tra colori primari o piccola sfumatura nel mare del rosa. 

Non ci sono vie di mezzo: o tra i potenti o tra la gente comune.

Il viola è l'unione perfetta tra una pura rosa rossa sbocciata su un cespuglio del roseto col proprio odore dolce, agrumato, pungente e la nobiltà del blu. 

Non esistono rose blu in natura come non esistono miracoli che permettano al tempo di tornare indietro e prendere le scelte giuste.

La gente non capisce come può una persona tanto talentuosa come lui inchinarsi e provare devozione per un essere così spregevole, per un uomo che l'ha disprezzato, che ha avuto occhi per un altro.

Non sanno tutto ma vogliono credere di sapere.

Alla fine dei conti le persone sono sfumate e confuse. 

E per tutta la vita cercheranno di dare un ordine al groviglio di emozioni che sono i loro sentimenti anche tramite una bandiera per darsi speranza di essere davvero tutti uguali seppure diversi.

 

Notes:

Il mio debutto su AO3 è stato segnato dal commento di un gentile guest che ha recensito parafrasando le parole della mia oneshot (tra l'altro tradottami,chiedo scusa per non aver controllato prima di pubblicare): "Privo di passione, simbolo dell'indecisione e dell'apatia".
Pubblico la versione in lingua originale così potete valutare se abbia ragione o meno.